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Massimo Fini da Il Giorno del: 15/04/2001
Mai la popolarità di Papa Wojtyla è stata così alta, mai il sentimento e le vocazioni religiose sono state così in ribasso in Italia e in tutto il mondo occidentale. Fra i due fenomeni c'è, a mio avviso, una correlazione. L'enorme popolarità di Wojtyla è dovuta, in larga misura, all'uso spregiudicato che questo Papato ha fatto dei mezzi di comunicazione di massa, televisione in testa.
Per cui Wojtyla è vissuto come un personaggio dello star system, il più importante di tutti probabilmente, e quasi come una pop star, ma in questo modo il suo messaggio spirituale perde forza e si annacqua nella grancassa mediatica che tutto tende ad appiattire ed omologare in un indistinto blob dove Wojtyla vale Elton John.
E' un atroce contrappasso perché Wojtyla è, per pensiero e quasi per la sua stessa struttura antropologica, un Papa pretridentino, quasi medioevale, e quindi portatore di valori forti, antichi, ma i mezzi che usa, televisione, jet, viaggi mediatici e molto spettacolari, lo fanno apparire come un protagonista della modernità e quindi del «pensiero debole» che ad essa si collega. Il mezzo, avrebbe detto McLuhan, ha ucciso il messaggio.
Inoltre questo Papa ha fatto molta politica. Ha fatto grande politica internazionale essendo stato fra gli artefici, attraverso «la sua Polonia» e il sindacato Solidarnosc, del crollo dell'Unione Sovietica e, tramite i robusti incoraggiamenti all'indipendentismo della cattolica Croazia, della frantumazione della Jugoslavia; e, con i suoi vescovi ma anche personalmente, ha fatto molta politica in Italia introducendosi, soprattutto negli ultimi dieci anni, nel dibattito politico del nostro Paese. Ma anche questo ha finito per distrarre l'attenzione, almeno in parte, dal suo messaggio religioso.
Fatto sta è un dato incontrovertibile, che preoccupa da tempo le autorità ecclesiastiche e soprattutto l'episcopato tedesco che la Chiesa cattolica sembra molto meno in grado di un tempo di appagare i bisogni spirituali delle masse. Soddisfa certamente la sua fame di spettacolarità ne fanno testo gli indici di ascolto della «Via crucis» di venerdì ma non quelli di spiritualità, tanto che sempre più persone si rivolgono ad altri culti, come il buddismo e l'islamismo (mentre, almeno in Occidente, non c'è un altrettale travaso verso la Chiesa cattolica) o a comunità fanatiche, ma per ciò fortissimamente motivate e motivanti, come le sette o addirittura a forme di religiosità povera, come la magìa, il satanismo e addirittura l'astrologia che appaiono comunque appagare meglio le esigenze spirituali, misteriche, metafisiche tradizionalmente appannaggio della Chiesa.
A mio avviso (ma occorre avvertire che è l'avviso di un laico anche se non di un ateo) questo Papato è stato troppo fisico, troppo terrestre, troppo televisivo, troppo moderno. Papa Wojtyla merita il massimo rispetto, se non altro per la generosità con cui si spende personalmente, fisicamente, quasi ai limiti del martirio, come abbiamo visto anche venerdì sera, ma passati gli entusiasmi mediatici e politici, che sono cose di questa terra, e quindi transeunti, potrebbe anche passare alla Storia come il Pontefice che non ha saputo fermare l'inarrestabile declino della Chiesa in Occidente ma gli ha anzi dato, involontariamente, una mano.
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