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ovvero il bisogno di spiritualità dell'uomo alla fine del secondo millennio
Galoppa ipocrisia, galoppa. Uno dei modi più sicuri per illudersi di non aver bisogno di spiritualità è fingere di averla appagata, costruendo un simulacro di trascendenza bello dal di fuori ma vuoto all'interno. L'uomo moderno, molto più che i suoi antenati, vive la contrapposizione tra coscienza ed esistenza senza rendersene conto appieno. Assai spesso l'alto tenore della nostra vita implica compromessi col naturale senso di giustizia. Ciò genera frustrazione: un senso di colpa latente che ha bisogno di essere tacitato. Per tanta gente, fino al punto di farlo diventare un luogo comune, la religione è diventata la valvola di sfogo dei sensi di colpa. Con la complicità di un corpo clericale attento più ai giochi di potere terreni che alla spiritualità ed al trasendente, si è permesso che la religione diventasse un modo semplice ed alla portata di tutti per tacitare la coscienza. All'inizio il frodatore fiscale, che ben sapeva di essere un ladro, confessava con vergogna i propri peccati, poi quando ha inteso che il perdono gratuito che riceveva per il suo sincero pentimento era solamente pro forma, prima ha cominciato a fingere d'esser pentito, poi ha persino smesso di confessare il proprio peccare, senza per questo smettere di sentirsi un BUON cattolico, senza smettere di essere in pace con se stesso ed andare a messa di domenica accanto ad una qualunque moglie con la pelliccia di visone. Ed è diventata dura per quei pochi che hanno scelto di indossare il clergiman sinceramente convinti di poter migliorare il mondo. Ardua sarà la vita per chi ha l'immane compito di convertire i popoli, ed ancor più dura sarà se tra coloro che vanno convertiti vi sono anche gli alti ministri di Dio. Ma si può fare, l'importante è crederci. Auguri Don Federico. Stefano Torre
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