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Saddam? E’ utile agli americani

Se Bagdad viola le risoluzioni Onu la colpa è anche degli Usa. Che nel ’91 risparmiarono il raìs. Ma non 32.195 bambini.

Massimo Fini da Il Borghese del: 25/02/1998
Il problema non è la guerra, ma il modo con cui la fanno gli americani. Nel 1991, per la paura di affrontare fin da subito un esercito ridicolo come quello iracheno, bombardarono per 55 giorni la città di Bagdad assassinando, con i loro missili «intelligenti» e «chirurgici», 32.195 bambini e 33 mila donne (su un totale di 110 mila vittime) che la Cnn, questa centrale della disinformazione mondiale, non ci fece vedere, ma che sono un dato certo perché i numeri sono stati forniti, sia pur inopinatamente, dalla più insospettabile delle fonti: il Pentagono. Dopo di che l’esercito del generale Schwarzkopf percorse il deserto alla velocità operativa di 100 chilometri al giorno, neanche in automobile e in tempo di pace avrebbe potuto fare molto di più. Tale era la consistenza dell’indecente esercito iracheno. Ma giunti a pochi chilometri da Bagdad gli alleati si fermarono e Saddam Hussein fu risparmiato. Come mai? Tutto non era stato fatto proprio per punire il dittatore, ritenuto il principale, se non l’unico, responsabile, della guerra? Nello scorso numero Vittorio Feltri ha scritto che nessuno ha mai capito perché. Invece è chiarissimo: il raìs e i suoi metodi sanguinari servivano in funzione anticurda al Nord e, soprattutto, antisciita al Sud. Per questo calcolo ripugnante il dittatore fu salvato e al suo posto vennero sacrificati i bambini, le donne, i civili. Ma non è solo questo il motivo per cui è difficile vedere di buon occhio il nuovo attacco americano. È che dell’attuale situazione nel Golfo Persico è responsabile, in primis, proprio il Cosiddetto Occidente.
E qui bisogna fare un passo indietro. Quando nel 1981 l’lraq aggredì l’lran, l’Occidente si limitò a definire «stupida» quella guerra (le guerre intelligenti le facciamo solo noi) non rinunciando però a rifornire sottobanco di armi entrambi i contendenti perché potessero ammazzarsi meglio e noi lucrare sulla loro pelle. Benché I’iracheno fosse un esercito tecnologico e quello iraniano un esercito di «straccioni», di ragazzini, di basij armati quasi solo dalla loro fede (un vero «esercito di popolo» secondo la definizione di Clausewitz) gli iracheni cominciarono a buscarle e alla fine dell’86 gli uomini di Khomeini erano ormai davanti a Bassora e stavano per prenderla ponendo così fine alla guerra e al regno di Saddam. A questo punto i Paesi industrializzati, Russia compresa, intervennero. Perche? Per motivi «umanitari» naturalmente, per «fermare il massacro» come si disse e si scrisse allora. Da questo punto di vista il risultato fu che la guerra invece di finire si protrasse per altri tre anni facendo 1 milione di morti (il doppio di quanti ce ne erano stati fin lì). Ma questo ai Paesi industrializzati, nonostante le blaterazioni «umanitarie», loro e dei loro intellettuali (in Italia si distinse, come sempre, Giuliano Zincone), non importava nulla, ciò che realmente interessava era che Khomeini non vincesse la guerra. Perche? Era Khomeini peggiore di Saddam? Nemmeno questo si può decentemente sostenere.
Quello di Saddam Hussein era ed è un regime di pura marca nazista, sanguinario, criminale che si reggeva (e si regge) solo sul terrore, il regime khomeinista, pur totalitario, e repressivo la sua parte, era un’articolata teocrazia che aveva alle spalle il consenso della quasi totalità della popolazione. Ma i Paesi industrializzati, democratici, civili, «umanitari», scelsero a botta sicura «l’impresario del crimine» di Bagdad (così I’aveva efficacemente definito lo stesso Khomeini). Perchè? Perchè il «laico» Saddam (allora il raìs si vantava d’essere tale, si sarebbe scoperto campione dell’islamismo solo più tardi) stava perfettamente nello schema del biimperialismo russo-americano stabilito a Yalta, e al tempo imperante, mentre I’integralismo antimodernista, anticapitalista e antimarxista di Khomeini era il vero nemico. Così i Paesi industrializzati rimpinzarono Saddam di ogni genere di armi, mentre le navi americane andavano a mettersi nel Golfo per provocare un incidente che permettesse agli occidentali di interferire direttamente nella guerra.
II risultato fu che Khomeini, alla fine dell’88, dovette firmare la pace e che Saddam, che sul campo aveva ignominiosamente perso la guerra, invece di essere spazzato via dalla faccia della terra si trovò vivo, imperante e pieno zeppo di armi. Tutto ciò che è seguito fino a oggi è conseguenza di quell’intervento dell’Occidente e dell’Urss. Saddam infatti era come una rana che avesse sul dorso un grattacielo di armi. E che cosa fa una rana che ha in groppa un grattacielo? Lo rovescia sul primo posto che le capita. Da qui l’aggressione al Kuwait, la guerra del Golfo, eufemisticamente chiamata «operazione di polizia internazionale», la finta sconfitta di Saddam e i problemi attuali.
Ecco perché se Saddam ha torto, l’Occidente non ha ragione ed è difficile prendere partito sul minacciato intervento americano. Saddam ha violato le risoluzioni Onu? Ma sono 30 anni che Israele viola le risoluzioni Onu. E comunque, e semmai, toccherebbe all’Onu intervenire non agli Stati Uniti. Saddam sta fabbricando armi batteriologiche? Non saranno certamente i bombardamenti a distruggerle. Nè verrà colpito il dittatore, perché se ne starà nei suoi bunker antiatomici e perché, comunque, non si ha nessuna intenzione di finirlo. Come nel 1991 verrà massacrata la popolazione civile. La sola variante è che questa volta gli americani non hanno annunciato bombardamenti «chirurgici» e missili «intelligenti» e si può quindi sperare che, colpendo a casaccio, non uguaglino l’impresa di assassinare 32.195 bambini.

pubblicazione: 24/10/2003

Categoria:
Politica » Politica Estera

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Saddam? E’ utile agli americani, Se Bagdad viola le risoluzioni Onu la colpa è anche degli Usa. Che nel ’91 risparmiarono il raìs. Ma non 32.195 bambini., [b]Massimo Fini da Il Borghese del: 25/02/1998[/b] Il problema non è la guerra, ma il modo con cui la fanno gli americani. Nel 1991, per la paur
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