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Massimo Fini da Il Giorno del: 13/04/2001 Nella «querelle» che l'ha opposto, e ancora lo oppone, a Radio Vaticana, il ministro dell'Ambiente ha dalla sua tutte le ragioni, che non sono le ragioni del signor Willer Bordon, di cui non ci potrebbe fregar di meno, ma dello Stato italiano. Prima di essere scientifica e tecnica, cioè prima ancora di sapere se l'elettrosmog esiste e ha effetti nocivi sulla salute, la questione attiene infatti alla sovranità nazionale: Radio Vaticana ha violato, e continua a violare, la legge italiana in territorio italiano con conseguenze che possono essere nocive per cittadini italiani.
Va quindi riportata immediatamente al rispetto della legge come accadrebbe per qualsiasi altro soggetto che si trovasse nella stessa situazione. Il decreto di Bordon è arrivato anzi con molto ritardo, dato che le prime misurazioni ufficiali sul campo elettromagnetico intorno a Radio Vaticana che evidenziavano emissioni tre volte superiori al consentito, risalgono a diciotto mesi fa e giustamente gli abitanti di Cesano hanno denunciato in Tribunale il presidente del Consiglio, il ministro degli Esteri e lo stesso Bordon per «omissione di atti d'ufficio». Che poi il governo si sia rimangiato anche il tardivo decreto di Bordon fa parte di quella acquiescenza e subordinazione dello Stato italiano al Vaticano, cui in questi anni è stata consentita ogni sorta di intromissione negli affari interni, squisitamente politici, del nostro Paese, che data dalla nascita della cosiddetta Seconda Repubblica e che nella Prima, a reggimento democristiano, non aveva mai raggiunto i livelli di sottomissione odierni. Tanto che Radio Vaticana si permette di chiedere, con toni perentori, attraverso il suo direttore, il gesuita Pasquale Borgomeo, che lo Stato italiano partecipi in modo cospicuo alle spese che l'emittente dovrà sostenere per rientrare nei limiti consentiti dalla legge. Cioè il cittadino italiano prima viene danneggiato dalle irregolarità commesse dalla Radio Vaticana e poi è costretto anche a pagare di tasca propria perché questa rientri nella norma; quando se al posto di Radio Vaticana ci fosse quello stesso cittadino italiano lo Stato non solo non gli ripagherebbe graziosamente le spese perché si metta in regola ma gli applicherebbe, com'è sacrosanto, pesanti multe e sanzioni. In quanto al merito, cioè all'effettiva cancerosità dell'elettrosmog, gli scienziati, com'è noto, sono divisi. Ma questo è già sufficiente. Nel dubbio la priorità spetta alla salute dei cittadini. Del resto se in Germania, in Italia e in Svizzera, attentissima alle questioni ambientali, esistono dei limiti all'elettrosmog qualche ragione ci sarà pure.
Particolarmente curiosa in tutta questa vicenda è la posizione del ministro della Sanità, Veronesi, il quale sostiene che ci sono ben altre priorità che la lotta all'elettrosmog. Ora, Umberto Veronesi è vessillifero da anni, prima come oncologo e poi come ministro, di una campagna a tappeto contro il fumo, attivo e passivo. Nel generale inquinamento cancerogeno provocato dalla produzione industriale è come se uno si occupasse in tutta serietà del canile mentre sta bruciando la casa. Con la differenza che il fumo attivo è perlomeno una scelta individuale e un piacere mentre l'inquinamento, da elettrosmog e da tutto il resto, lo dobbiamo solo subire. Il presidente del Consiglio, Giuliano Amato, per giustificare la revoca del decreto di Willer Bordon, ha detto che altrimenti si rischiava «una crisi diplomatica con il Vaticano». E la salute degli abitanti di Cesano? Beh, si sa che in Italia i diritti del cittadino italiano vengono sempre all'ultimo posto.
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