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Massimo Fini da L'Indipendente del: 09/04/1994 Non c’ è niente da fare: sembra che sia un destino dell’ Italia di pietrificarsi in polemiche catacombali. Passano gli anni, i lustri, i decenni, i mezzi secoli, ma ogni volta che si avvicina la ricorrenza del 25 aprile noi siamo sempre qui, con puntualità cronometrica e desolante, a dilaniarci e a spaccarci sul binomio fascismo-antifascismo. È bastato che la Rai mandasse in onda una serie di filmati a documentare i vari episodi che stravolsero l‘ Italia nel periodo della guerra civile (da piazzale Loreto alle Fosse Ardeatine ad altri meno noti), senza dare consueti giudizi di valori, senza mettere i buoni tutti da una parte e i cattivi dall’ altra, ma presentandoli semplicemente nella loro cruda e feroce realtà, perché gli antifascisti in servizio permanente effettivo insorgessero gridando che la Resistenza era stata tradita, diffamata, infangata e che gli antifascisti e i fascisti erano stati messi sullo stesso piano, cosa improponibile, oltre che blasfema, poiché i primi si battevano per dei valori e i secondi per il nulla, per cui le atrocità che entrambi commisero vanno valutate con un metro diverso. I più benevoli hanno detto che mancava “l’inquadramento storico“, necessario soprattutto per i più giovani e che quindi quei documenti finivano per dare una rappresentazione distorta della realtà.
Ammesso che i giovani non conoscano la recente storia italiana cerchiamo di ricordargliela noi. Il fascismo fu una dittatura. La meno sanguinaria di quelle che hanno segnato il XX secolo, ma sempre una dittatura che, oltre a umiliare la libertà di quegli italiani che alla libertà ci tenevano, per la verità assai pochi, fece anch’essa le sue vittime che si chiamano Matteotti, Gobetti, Amendola, che si chiamano Antonio Gramsci di cui il Pubblico Ministero del Tribunale Speciale Fascista, chiedendone la condanna all’ergastolo per reati d’opinione, disse, con lucido e atroce cinismo: «Questo è un cervello a cui bisogna impedire di lavorare per almeno vent’anni».
Il fascismo ebbe un consenso quasi plebiscitario e fece cose ottime, basterebbe ricordare la creazione dell’Iri, intelligente risposta alla crisi mondiale del ‘29, o l’ efficienza della sua burocrazia che sotto la guida di Beneduce ebbe la più ampia autonomia o lo sviluppo che conobbe un’ arte modernissima come il design. Sotto il fascismo gli italiani, almeno quelli che non si ponevano troppi problemi, vale a dire quasi tutti, sono stati bene. Altri però, coloro che si opponevano, furono esiliati, emarginati, perseguitati. E non solo costoro. Nel ’38 vennero emanate le leggi razziali. E si ha un bel dire che il razzismo fascista fu all’acqua di rose rispetto a quello nazista, il fatto è che, oltre a ghettizzare dei connazionali che non avevano altra colpa che quella di essere ebrei (qualcuno si vada a rileggere, per esempio, Il giardino dei Finzi Contini), con queste leggi 8.500 persone (un numero rilevante se rapportato all’esigua comunità ebraica italiana)furono mandate nei campi di concentramento tedeschi e non fecero più ritorno.
Nel ‘40 Mussolini entrò in guerra accanto alla Germania. Fare la guerra non è una colpa. Colpa, gravissima, è perderla. E nel malomodo in cui l’abbiamo persa noi. L’ Italia entrò nel conflitto del tutto impreparata e ciò fu causa di immani sofferenze per i nostri combattenti (si pensi solo alla tragedia dell‘Armir, in Russia, dove ai soldati italiani, malissimo equipaggiati, cadevano di netto, per il gelo, il naso, le mani, i coglioni). Nel ’43 la guerra, per noi, era perduta. Probabilmente se Mussolini avesse accettato la deposizione decisa dal Re avrebbe finito i propri giorni nel suo letto. Ed in effetti era ciò che desiderava. Quando a Campo Imperatore, dove era tenuto prigioniero, si presentò la pattuglia di aerei guidata da Otto Skorzeny, l’ ex Duce chiese, speranzoso, al tenente dei Carabinieri che lo aveva in custodia: «Sono inglesi, vero?». «No» rispose quello «sono tedeschi». «Oh Madonna» esclamò Mussolini che, dopo tutto, era rimasto un contadino. Di ricominciare non aveva alcuna voglia. Ma, portato a Monaco al cospetto di Hitler, accettò di guidare, sotto il controllo tedesco, quello Stato fantoccio che fu la repubblica di Salò.
Questa è la più grave, inescusabile ed irreversibile colpa di Benito Mussolini, perché con quella decisione pose le premesse per l’inevitabile guerra civile. Delle spaventose atrocità che il documentario Rai ha mostrato egli è il primo responsabile anche se nell‘ultima scena, quella di piazzale Loreto, ne diventa vittima. Egli è responsabile delle morti partigiane non meno che di quelle dei giovani repubblichini che accorsero fiduciosi al suo appello. Nella guerra civile ci furono eroi o anche, più semplicemente, persone perbene da una parte e dall‘ altra. Ci furono italiani, giovani e meno giovani, che scelsero la lotta partigiana nella convinzione di riscattare il proprio Paese da vent’anni di dittatura e ci furono altri italiani, giovani e meno giovani che si arruolarono sotto le bandiere di Salò convinti, altrettanto in buonafede, di riscattare l’onore perduto di un‘ Italia che, al momento del dunque, aveva voltato le spalle all’alleato tedesco. Naturalmente in mezzo a costoro ci furono anche, da una parte e dall’altra, le canaglie che approfittarono della guerra civile -un tipo di guerra che, come ha ricordava ieri Norberto Bobbio, è senza regole, non riconosce nemmeno quel diritto minimo che è lo “jus belli”- per sfogare i propri istinti sadici e che torturarono, seviziarono, impiccarono senza pietà e senza ragione.
Questa è, a grandi linee, la storia. Ma qui ne comincia un’ altra, molto più attuale. Perché mentre il fascismo è morto e sepolto, e di esso si sa ormai tutto, nel male e nel bene, resta invece in piedi, per intero, quell’ equivoco chiamato Resistenza. Nell’ambito degli avvenimenti bellici della Seconda guerra mondiale la Resistenza, come fatto militare, fu un episodio assolutamente marginale, un impiccio più che un aiuto per gli Alleati. La Resistenza fu solo un riscatto morale per quei pochi che vi presero parte. Ma essa è servita all‘ Italia per far finta di aver vinto una guerra che aveva perso. Ci è servita per esimerci da qualsiasi esame di coscienza. È servita alla maggioranza degli italiani, diventati tutti di colpo antifascisti, per schiacciare quei pochi che, più onestamente, si sentivano e si dichiaravano vinti. L ‘asfissiante e tambureggiante retorica della Resistenza e dell‘ antifascismo, che ci ha inseguito per decenni e che ancora ci insegue, ha avuto (oltre a quello, per i più spregiudicati, di costruirvi sopra carriere) solo questo senso e questo scopo: di far sentire una maggioranza di italiani vincitori su una minoranza di italiani vinti. E invece la guerra l’ abbiamo persa tutti. Perchè la guerra non l’ hanno vinta i partigiani ma gli anglo-americani e i sovietici.
Agli italiani la Resistenza, cioè il valore di pochi, di pochissimi, è servita per non fare i conti con se stessi. Per credersi, come sempre, innocenti, forse un po‘ sventati, ma in fondo “buoni” e non responsabili. Così come, se si deve dare ascolto a certe recenti dichiarazioni della vedova di Giorgio Almirante, anche Mussolini e i gerarchi fascisti non furono che vittime di Hitler, il vero e unico Demonio. Invece i filmati Rai potrebbero esserci utili proprio per fare,finalmente, un serio e vero esame di coscienza. Chi erano quegli italiani -una folla immensa, “oceanica”- che a piazzale Loreto sputavano e pisciavano sui cadaveri macabramente intrecciati di Mussolini e della Petacci ? Erano antifascisti? O non erano piuttosto quegli stessi italiani che avevano osannato il Duce fino a che le cose parevano andar bene? Di fronte a questo gregge indecente anche i protagonisti più spietati della guerra civile, repubblichini o partigiani che fossero, son meglio, perché almeno rischiarono e pagarono in proprio. Ma furono comunque una minoranza mentre la maggioranza, l’immenso popolo di piazzale Loreto è l’ eterno popolo italiano, eternamente opportunista, trasformista, voltagabbana, che sta alla finestra fin che c’è da rischiare qualcosa e si precipita in piazza, esprimendo tutta la sua inaudita e compressa ferocia (che è poi la ferocia della mafia, della camorra, della ‘ndrangheta e di ogni consorteria di vigliacchi), quando non c’ è più pericolo.
Su queste nostre caratteristiche nazionali dovremmo riflettere e ragionare, invece di dividerci ancora una volta fra fascisti e antifascisti più o meno doc. Perché mentre il fascismo e l’antifascismo sono ormai sepolti nella Storia, la questione dell’opportunismo, del trasformismo, del voltagabbanismo del popolo italiano è assai attuale. Mi pare anzi, da molti segni, che se ne stia inaugurando una nuova, trionfante, stagione.
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