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Economia norvegese
Negli anni ’60 una serie di ricerche minerarie dimostrò che nel mare del Nord, ad una distanza relativamente breve dalla costa norvegese, si stendevano enormi giacimenti petroliferi.
Proprio in quel periodo, la pesca delle sardine nella zona meridionale del paese stava entrando in crisi irreversibile. I banchi, eccessivamente sfruttati nel corso dei decenni precedenti, non erano più in grado di sostenere l’industria e la popolazione della principale cittadina nella regione, Stavanger. Ad uno ad uno, gli stabilimenti chiusero. Ma Stavanger, tra le grandi città norvegesi, era quella più vicina ai giacimenti. Anche se la decisione del governo di concentrare la nuova industria a Stavanger (rispetto ad alternative più decentralizzate) causò polemiche e risentimento, per la città fu l’inizio di una rinascita.
La capitale del petrolio è oggi il simbolo della nuova Norvegia. La gestione dell’oro nero da parte della Norvegia è un esempio del rapporto tra Stato e cittadini proprio della Scandinavia. In quanto patrimonio nazionale, i giacimenti ricadevano sotto l’autorità e responsabilità del governo, che allo scopo fondò la compagnia nazionale Statoil. Delle concessioni a compagnie petrolifere avrebbero consentito l’ingresso degli ingenti capitali necessari per l’avvio delle estrazioni, oltre a far arrivare in Norvegia l’indispensabile know how.
Consapevolezza del valore di questa ricchezza dunque, e necessità di mantenerla saldamente in mano. Ma con un approccio pragmatico ed aperto all’economia mondiale.
In pochi anni Stavanger si trasformò. Oggi, accanto alla bianca e pittoresca città vecchia, sorge il centro operativo dell’industria petrolifera norvegese. I cantieri navali, punta di diamante dell’industria navale, costruiscono piattaforme petrolifere e petroliere. Dall’aeroporto decollano gli elicotteri diretti verso le piattaforme petrolifere nel Mare del Nord.
Gli incidenti sulle piattaforme petrolifere, nel corso degli anni, sono stati pochi ma tremendi. Nel 1980, durante una tempesta, la piattaforma Alexander Kielling si capovolse e si inabissò a poche centinaia di metri da altre piattaforme. Il mare mosso impedì di portare delle imbarcazioni sul luogo della tragedia, dove nuotavano decine di persone riuscite ad evacuare la struttura. Solo alcuni riuscirono, nuotando disperatamente, a raggiungere la salvezza. Morirono 123 persone, la maggior parte di Stavanger. Nel 1988 un deposito galleggiante, il Medora, ruppe gli ormeggi e cominciò ad andare alla deriva in un campo petrolifero. Fu necessario interrompere la produzione ed evacuare le piattaforme, nella possibilità che il deposito le colpisse.
La perdita della Kielling e del Medora produsse molti cambiamenti nelle procedure di sicurezza, tanto che ad oggi i sistemi per il controllo dei rischi norvegesi sono all’avanguardia nel mondo. Comunque la possibilità di un disastro ambientale è sempre presente. La Norvegia è consapevole di questo rischio e della vulnerabilità delle sue coste.
C’è ancora più consapevolezza sulla durata limitata delle risorse petrolifere. I campi attualmente sfruttati hanno già cominciato una fase discendente. Le immense piattaforme come la Troll A (472 metri di altezza, 1.050.000 tonnellate di ferrocemento) hanno costi enormi ed un impiego limitato. La Norvegia si sta già preparando ad un futuro in cui il petrolio non sarà più una ricchezza gratuita, ma una risorsa difficile da trovare e da sfruttare.
Quindi, con una lungimiranza che apprezzeremmo anche in Italia, mentre cominciano le prospezioni minerarie nell’Artico, il governo investe i proventi della vendita del petrolio irrobustendo l’industria interna, migliorando il sistema pensionistico, acquistando all’estero. Si usa il petrolio per migliorare le infrastrutture del paese, e renderle più forti se o quando il petrolio si esaurirà.
Una parte della ricchezza è impiegata nella ricerca di tecnologie amiche dell’ambiente. Il Parlamento ha dichiarato che il petrolio va visto come una risorsa della nazione, da sfruttare nel lungo periodo. S’intravede in queste strategie quel miscuglio di buon senso, saggezza, mancanza di ostentazione propri del carattere scandinavo.
Un brillante esempio di come il paese si mantenga all'avanguardia della tecnologia, pur restando fedele a principi di tetela della collettività, viene dal progetto scolastico Skolelinux, teso alla diffusione nel sistema scolastico norvegese di un sistema operativo open source più economico, rispettoso dell'ambiente e "amichevole" nei confronti di studenti e clienti rispetto ai sistemi propriietari.
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