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Non tocca a noi fabbricare l’uomo perfetto

A proposito di Valentina la bimba anencefala, un medico paragona gli organi umani a farmaci. Ancora un passo e siamo al «prodotto» e ai sottouomini

Massimo Fini da L'Europeo del: 24/04/1992
Nel gennaio dell’88, prevedendo dove sarebbe andata a parare la storia degli espianti, scrivevo: «Innanzitutto gli espianti (sinistra parola ormai entrata nel gergo comune) vengono compiuti su uomini vivi. Dire che si tratta di persone “clinicamente morte” è solo una convenzione, perché gli organi, per poter servire alloro scopo, devono essere vivi e quindi vivi, in qualche misura, devono essere coloro ai quali vengono tolti. E quando si cominciano a operare distinzioni fra morte naturale e morte convenzionale, fra vivi-vivi e vivi che, a certe condizioni, possono essere considerati non più tali, fra uomini e sottouomini, si è già imboccata una strada che può portare molto lontano. Chi ci obbliga, per esempio, a considerare i bambini anencefali, nati cioè senza la maggior parte del cervello, come delle creature veramente umane?». (L’orrore della morte ci spinge a una vita di orrori?, L’Europeo 22/1/88).

Ebbene, ci siamo arrivati. Prima negli Stati Uniti, poi a distanza di poco più di una settimana, in Italia, è stata richiesta l’autorizzazione all’espianto per due bambine nate anencefale, baby Theresa e Valentina. In entrambi i casi si trattava di strappare loro, mentre erano ancora vive, il cuore, gli occhi, il fegato, le reni, per trapiantarli su altri bambini. Sia in America sia in Italia la magistratura ha risposto di no. Ma subito si è levato un coro di proteste che ha al centro proprio le domande: «Una bambina priva di corteccia cerebrale è ancora un essere umano?» (padre Ernesto Balducci), «che significa morire per un corpicino nato senza cervello e senza speranze?» (la Repubblica), «perché mantenere in vita una neonata destinata comunque a morire?» (L’ Indipendente).

Ma certo. E i mongoloidi? Non vorremo mica sostenere che sono degli esseri umani a tutti gli effetti? E i paraplegici? Hanno essi per caso speranze? E tutti noi non siamo forse «destinati comunque a morire». E allora, via, non facciamo gli schizzinosi, mettiamo gli essere umani fortemente difettosi a disposizione di altri un po’ meno difettosi, usiamoli come banche viventi di organi, come laboratori, ché la scienza deve andare avanti nel suo cammino verso l’uomo perfetto e la felicità universale.
Esagero? No. È quanto è già avvenuto con Valentina. I medici dell’ospedale di Alcamo, dove la bambina stava per nascere, hanno convinto i disgraziati genitori a dare il consenso all’espianto. Ottenutolo, la neonata Valentina, che sarebbe probabilmente morta nel giro di poche ore, è stata trasportata in elicottero al Civico di Palermo dove il primario, Primo Vanadia, l’ha sottoposta a terapia intensiva per mantenerla in vita quel tanto che sarebbe bastato per espiantarle gli organi ancora in buono stato, cioè l’agonia della sciagurata bambina è stata prolungata artificialmente.

Del resto il linguaggio di questo professor Vanadia è agghiacciante. A proposito di Valentina ha parlato di «organi eccezionalissimi da trovare» e di «perdita di un tesoro di farmaci, io chiamo sempre farmaco l’organo...». Ancora un passo e siamo al «prodotto». E ciò che in futuro dobbiamo aspettarci, se i professor Vanadia prevarranno, sono sottouomini prodotti e allevati in batteria per servire, a tempo debito, gli uomini. Alcuni illustri pensatori (lo stesso Balducci, la teologa Adriana Zarri, il filosofo Augusto Viano) hanno detto che l’espianto si poteva fare perché c’era il consenso dei genitori. Sarà forse bene ricordare a qualcuno che i genitori non sono proprietari dei figli e che le equipe mediche non sono padrone della vita di alcuno, malformato che sia, per quanto nobili fini si perseguano.

Ecco dove ci ha portato la strada che partendo dall’aborto indiscriminato arriva agli espiantati: a discutere, senza vergogna e senza orrore, della possibilità di strappare il cuore a un essere umano sicuramente vivo, di tenerlo anzi in vita per poterlo smembrare meglio.

Gli dei ci hanno tolto la mano dalla testa. Dobbiamo rientrare in noi. Dobbiamo tornare a rispettare la vita, in qualsivoglia sua forma. Ma soprattutto, perché è da lì che parte ogni orrore, dobbiamo tornare a rispettare e accettare la morte.

pubblicazione: 24/10/2003

Categoria:
Sviluppo tecnologico

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Non tocca a noi fabbricare l’uomo perfetto, A proposito di Valentina la bimba anencefala, un medico paragona gli organi umani a farmaci. Ancora un passo e siamo al «prodotto» e ai sottouomini, [b]Massimo Fini da L'Europeo del: 24/04/1992[/b] Nel gennaio dell’88, prevedendo dove sarebbe andata a parare la storia degli espianti, scrivev
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