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Non fatevi la guerra. Ve la facciamo noi

Massimo Fini da L'Europeo del: 27/09/1993
Adesso anche coloro che avevano plaudito entusiasti, e furono molti, come sempre, possono valutare appieno quanto tragicamente grottesco sia stato lo sbarco dei marine americani sulle coste della Somalia sotto i riflettori delle televisioni scatenate: la guerra ridotta a parodia e a spettacolino drive in. Ma la guerra è una cosa seria, tremendamente seria, e si è presto presa la rivincita.

In pochi mesi la farsa, dopo aver raggiunto punte di involontaria comicità col blitz dei ranger superspecializzati della Rapid Reaction Force che catturarono alcuni impiegati dell’Onu invece dell’odiato Aidid, si è mutata in tragedia. Grazie a Restore Hope, restituire la speranza (gli americani potrebbero andarci cauti almeno con i nomi, avere un po’ più di senso del ridicolo), che era stata pomposamente presentata come «la prima operazione umanitaria internazionale della Storia», centinaia di somali, spesso civili, donne, bambini, sono stati uccisi e anche alcune decine di caschi blu dell’Onu ci hanno lasciato la pelle.

Eravamo andati in Somalia per salvare i somali dalla fame e stiamo risolvendo il problema nel modo più semplice; ammazzandoli in gran quantità.
Eravamo andati per riportare l’ordine e la pace e a Mogadiscio regna il caos più totale, molto peggiore di quando spadroneggiavano i cosiddetti «Signori della guerra» locali. La confusione è tale che non si sa nemmeno, con certezza, se i due soldati italiani, che peraltro non indossavano, credo colpevolmente o quantomeno imprudentemente, la divisa, siano stati uccisi dai cecchini somali o dai colleghi degli Emirati Arabi.

Quel che è sicuro è che i nostri militari accorsi sul posto sono stati presi a mitragliate dagli americani che li avevano scambiati per gli aggressori. Nello stesso momento, in un altro punto della città, un anonimo colpo di mortaio uccideva un bambino e feriva sette somali. Ecco, questa è la pace, questo è l’ordine, questa è la speranza che noi occidentali abbiamo «restituito» alla Somalia.

Ma sarebbe ipocrita e riduttivo addebitare il completo fallimento di Restore Hope solo alla disorganizzazione delle forze delle Nazioni Unite, alla incoercibile rozzezza degli americani che, di fatto, dietro il paravento dell’Onu, guidano le operazioni e anche, bisogna pur dirlo, all’atteggiamento degli italiani che, con la loro ambiguità, hanno teso a scaricare i rischi su tutti gli altri contingenti (ancora l’altro giorno il ministro della Difesa, Fabbri, forse colto da un lapsus, lamentava che fosse stato colpito «un contingente come il nostro impegnato a ridurre al minimo le perdite». E le nostre televisioni si sono affrettate a chiarire che «i cecchini non volevano colpire gli italiani, non sapevano nemmeno che quei due ragazzi fossero italiani. volevano colpire solo dei soldati dell’Onu». E che vuol dire? Se nell’agguato fossero periti due pachistani o due nigeriani la cosa sarebbe stata forse meno grave?

Alle radici del fallimento di Restore Hope c’è l’assurdità del concetto di «ingerenza umanitaria», questo diritto di nuovo conio che, pur avendo sponsor autorevoli, a cominciare dal papa, non ha nessuna base nell’ordinamento giuridico internazionale ed è destinato a portare, in nome della pace e dell’ordine, un più grave disordine e ad aprire le porte a ogni sorta di prepotenze.

Ma che diritto è mai? In nome di quale presunta superiorità noi occidentali ci sentiamo in obbligo di intrometterci in faccende che non ci riguardano? Perche i somali, o quant’altri, non hanno il diritto di risolvere da sè le proprie questioni, anche con le armi se occorre, e avere dei morti ammazzati almeno in conto loro invece che in conto terzi?

Forse che un somalo morto per mano Onu o americana o pachistana è meno morto di un morto per mano somala? E che senso ha, per tagliare le unghie ai cosiddetti «Signori della guerra» somali, in realtà degli straccioni male armati, portare sul posto un «Signore della guerra» autentico e con mezzi bellici micidiali come gli Stati Uniti, se non quello di allargare a dismisura la rissa e di renderla infinitamente più pericolosa e devastante?

Smettiamola di aiutare i somali, che si aiutano meglio da soli. Del resto il disastro di Restore Hope parla da sè. E vengono i brividi al pensiero che c’è ancora qualcuno che vorrebbe che gli americani intervenissero, sub specie Onu o Nato, nella ex Jugoslavia. Se son riusciti a combinare quello che han combinato in una pozzanghera come la Somalia si può facilmente immaginare che cosa succederebbe se si esercitassero in Bosnia.

pubblicazione: 24/10/2003

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