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Non bastano gli appelli per vincere l’omertà

Massimo Fini da Il Tempo del: 07/02/2001
Ieri il Corriere della Sera dava notizia, con un articoletto a una colonna relegato in fondo a pagina 15, che don Cesare Lo deserto, un sacerdote impegnato nel recupero delle prostitute provenienti dai Balcani, riversate quasi ogni giorno sulle nostre coste dagli scafisti, è stato affrontato domenica sera, mentre passeggiava sul frequentato lungomare di Lecce, da due albanesi armati che, pistola alla tempia, lo hanno costretto a seguirli in una pineta dove lo hanno tenuto sequestrato per due ore minacciandolo di morte se avesse proseguito la sua attività a favore delle ragazze sfruttate. Se nella civilissima Lecce si può sequestrare a mano armata e a viso scoperto un sacerdote e minacciarlo di morte senza che la notizia abbia alcun rilievo vuoI dire che fatti simili sono di ordinaria amministrazione in Puglia, che l’opinione pubblica vi si è ormai rassegnata, tanto che non vi trova nulla di particolarmente scandaloso, e che quindi la mafia è la vera padrona del territorio.
L ‘altra sera, a tarda notte, mi è capitato di vedere , in televisione la ripresa di una puntata della trasmis-sione «I fatti vostri», condotta da Massimo Giletti, dove un uomo, anche in questo caso un pugliese, raccontava la seguente esperienza. Nove anni fa gli era accaduto di assistere nel pieno centro di una grande città della Puglia (mi pare fosse Bari, ma non ne sono certo perché non ho intercettato la trasmissione dall’inizio) a un regolamento di conti mafioso dove era stato assassinato un uomo. Il caso aveva voluto che fosse l’unico ad aver visto bene in faccia l’assassino che gli era proprio inciampato davanti, cadendo a terra e perdendo la pistola, ma riuscendo ugualmente a fuggire nell’inerzia di tutti gli astanti. L ‘uomo si era tormentato per quattro giorni nel dubbio se rendere la propria testimonianza alla polizia, che per ignoranza della dinamica dei fatti o per ignavia, non lo aveva interrogato, finché il suo senso civico aveva prevalso sulla paura e si era recato in Questura a fare il proprio dovere di cittadino. La sua testimonianza aveva permesso la cattura dell’assassino e di numerosi complici. Pochi giorni dopo si era però visto arrivare a casa la polizia che gli intimava di lasciare immediatamente la città insieme alla famiglia, la giovane moglie ventenne e un bimbo di pochi mesi, perché su di lui c’era una taglia della Sacra corona Unita. Sarebbe stato, gli dissero, ammesso ,a un «programma di protezione». L ‘uomo, un incensurato, una persona normalissima, uno come voi e come me, anzi un cittadino esemplare, era stato così costretto ad abbandonare, di punto in bianco, la sua città, i parenti, gli amici, il lavoro, per vivere al nord con un’altra identità. Da quel momento, braccato dalla Sacra Corona Unita, scambiato dalla gente perbene per un “pentito” di mafia, privo di una vera identità in quanto le sue nuove generalità erano scollegate dai servizi sociali, in particolare da quello Sanitario, in perenne lotta con la burocrazia, sia quella ordinaria che quella del «programma di protezione», è cominciata per quest’uomo una vita d’inferno. Alla fine ha perso la moglie, stufa di quest’andazzo, e, beffa delle beffe, per un intralcio burocratico, anche la soidisant «protezione» dello Stato.
Il presidente Ciampi ha un bel dire, nei suoi discorsi calabresi, che il primo dovere del cittadino è quello di denunciare i reati di cui viene a conoscenza. A parte che nell’attuale clima politico, di totale delegittimazione della Magistratura, i piccoli imprenditori che denunciarono Tangentopoli vengono ora chiamati “delatori” anche da autorevolissimi esponenti della classe dirigente, che fiducia può avere il cittadino nella giustizia dello Stato, e nelle parole del presidente Ciampi, quando vede dappertutto che la giustizia vera, concreta, è amministrata dalla mafia, anzi dalle innumerevoli mafie che si sono impadronite di intere regioni del Paese? Che fiducia può avere nella solidarietà, e nell’aiuto, della tanto strombazzata «società civile», quando vede che il sequestro a mano armata di un sacerdote, in quella che fino a dieci anni fa era una delle più sicure e cordiali città d’Italia, ha un centesimo della rilevanza, per i media, della separazione fra i bellocci americani Tom Cruise e Nicole Kidman e un cittadino, che avrebbe dovuto essere dichiarato «benemerito della Patria», e portato in palmo di mano, oltre che protetto con le misure che in Italia si riserva anche ai più inutili parlamentari ,è costretto a pietire una comparsata in una trasmissione di intrattenimento per poter raccontare, fra I’indifferenza generale, l’enorme ingiustizia che gli è stata fatta?
Nei suoi discorsi calabresi il presidente Ciampi dichiarato con orgoglio, fra un tripudio di bandierine, che «L’Italia ha riacquistato la fiducia dei mercati internazionali». È troppo tempo che in questo paese ci si preoccupa pressoché esclusivamente dell’economia, dei tassi, della Borsa, del Nasdaq, del Web, da una parte, e del «Grande Fratello» e dei suoi addentellati, dall’altra. Il solo Antonio Di Pietro, forse, tenta di fare, sbertucciato dalla sinistra è dalla destra, il discorso del recupero delle legalità, ai bassi come agli alti livelli, che è basilare :perché è il rispetto della legge, e non I’economia, che tiene innanzitutto insieme una società.
Ma quali «mercati internazionali», signor Presidente, ciò che c’è da riacquistare in Italia, al più presto, prima che si trasformi definitivamente in una giungla, dove le persone oneste, e non i delinquenti, sono costrette ad abbandonare le proprie città, è la fiducia dei cittadini nella forza della legge.

pubblicazione: 24/10/2003

Categoria:
Politica » Società

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