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Noi uomini di cattiva volontà

Ebraismo e Cristianesimo contengono i germi del razzismo e del totalitarismo. Perciò diffido di chi parla di Popoli Eletti o vuole predicare Buone Novelle

Massimo Fini da Il Borghese del: 09/01/2000
L’uomo è un animale tragico, il solo che abbia coscienza della propria finitezza e della propria morte. Per superare questa angoscia si è creato un Dio a sua immagine e somiglianza che dovrebbe garantirgli, chissà perché, l’immortalità. Dio potrebbe benissimo esistere e noi non essere affatto immortali. Dio potrebbe esistere e noi morire senza nulla sapere della sua esistenza e della ragione di essere stati al mondo. Più patetica ancora della credenza in Dio è la convinzione che sia buono e giusto. Se penso ad alcuni scherzetti, come quello giocato a Beethoven, reso sordo nel pieno della sua potenza creativa, per cui è I’unico a non aver ascoltato la Nona di Beethoven, direi che è di natura piuttosto malvagia.

Per quanto siano con tutta probabilità delle proiezioni della nostra angoscia, le religioni hanno avuto tutavia una grande importanza nella vicenda umana perché, come dice Johan Huizinga, «anche le illusioni fanno parte della realtà» e hanno consentito agli uomini di vivere con una speranza nel cuore. Le religioni sono state e sono però anche all’origine di feroci e sanguinose lotte fra uomini, soprattutto quelle «tre grandi religioni monoteiste» che oggi vengono continuamente richiamate insieme con la deferenza talmudica che negli anni ‘70 si usava verso «le tre Grandi Confederazioni sindacali».

Prima dell’Ebraismo e del Cristianesimo le cose, in fondo, andavano in modo abbastanza pacifico. Nessuna comunità tribale o pagana ha mai preteso di essere «il popolo Eletto», principio di ogni razzismo, nè ha mai ritenuto suo dovere, come il Cristianesimo, di diffondere la Buona Novella. Ognuno si teneva i suoi dei senza andare oltre. Devo dire che ho sempre ammirato la santa pazienza dimostrata dai governatori romani in Giudea di fronte a due comunità litigiosissime come quelle ebraica e cristiana. A ogni momento il comandante della piazza doveva intervenire per sottrarre questo o quello dal linciaggio e comporre le liti fra invasati sbraitanti. Io li avrei passati tutti per le armi e, forse, sarebbe stato meglio. Perché sia l’ ebraismo, col suo razzismo implicito, che il Cristianesimo sono pericolosi. Cristo, lui, è un ragazzo anche simpatico, libertario e un po’ hippy, un folle di genio.

Ma i guai cominciano con Paolo e l’evangelizzazione. E’ uno slancio generoso quello che muove l’evangelizzazione (se io ho la verità perché non farne partecipi anche gli altri?), ma è quel tipo di generosità che, come certi favori non richiesti, ti cade in testa come una tegola.
Nell’ evangelizzazione c’ è infatti, in nuce, il vizio oscuro che segnerà l’intera storia dell’Occidente, sul quale anzi esso si fonderà: il tentativo di reductio ad unum dell’intero esistente. Con l’ evangelizzazione non solo avrà, di fatto, inizio l’ eurocentrismo, ma essa è, ideologicamente, alla base del colonialismo, dell’imperialismo, del totalitarismo marxista, di quello liberal-capitalista.
L’evangelizzazione partorirà infatti molti figli, apparentemente diversissimi fra loro ma con la stessa tara genetica: la convinzione di avere la verità in fronte e la necessità di portarla agli altri, con le buone o con le cattive.

Il primo figlio sarà il colonialismo che si basa, almeno a partire dal XV secolo, sulla distinzione fra culture «superiori» e «inferiori» e il dovere delle prime di insegnare alle seconde le buone maniere. Il secondo figlio -anche se ciò può apparire strano -sarà l’Illuminismo che a Dio sostituirà, assolutizzandola, la Dea Ragione. La Rivoluzione francese e le truppe napoleoniche si incaricheranno di esportare, sulla punta delle baionette, questa inedita «buona novella». Il terzo figlio -il che può apparire ancora più strano -è la Rivoluzione bolscevica che, dietro il manto del materialismo scientifico e dell’internazionalismo proletario, tenterà di mettere il mondo sotto un unico tallone. Ma è il quarto figlio è il più riuscito e compiuto. Ed è la società industriale liberal-capitalista. La sua formidabile espansione si basa su una sorta di «evangelizzazione» mercantile, monetaria e tecnologica che ha al suo fondo la convinzione che il suo modello sia di gran lunga il migliore e vada imposto su tutto l’orbe terracqueo. E’ la realtà che stiamo vivendo oggi. Ho sempre temuto i «popoli eletti», gli annunciatori di «Buone Novelle» e, soprattutto, gli «uomini di buona volontà» perché, con le migliori intenzioni e, s’intende, per il bene altrui, han sempre combinato disastri. lo, lo scrivo la notte di Natale, sono un uomo di cattiva volontà.

pubblicazione: 24/10/2003

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