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Massimo Fini da L'Indipendente del: 28/12/1993
Come se non bastasse Oscar Luigi Scalfaro, adesso ci si è messo anche Papa Wojtyla. Nel giorno di Natale, parlando dalla loggia della basilica di San Pietro, nell’occasione più solenne che sia data al capo della cristianità per rivolgersi al proprio gregge, Wojtyla ha trovato il modo di lanciare un enfatico appello agli italiani perché difendano l’unità del Paese e salvaguardino la loro “grande cultura”. Che cosa c’entri l’unità di uno Stato con il magistero religioso della Chiesa è davvero difficile capire. Il gregge di Dio può essere altrettanto pio, o non pio, sia vivendo all’intemo di un unico Stato che in comunità più piccole che siano il risultato della frammentazione, per qualsiasi ragione avvenuta, del primo. Ed infatti il Papa si è ben guardato da fare interventi di questo genere - anzi- quando Croazia e Slovenia, proclamando unilateralmente la propria indipendenza, frantumarono lo Stato jugoslavo o quando le repubbliche non russe dell’ex Unione Sovietica si staccarono da Mosca o quando slovacchi e boemi si separarono decretando la fine di quella che era stata la Cecoslovacchia. Si tratta infatti di problemi squisitamente politici che vanno risolti sul piano politico e cioè, se si crede davvero alla democrazia, demandati al libero consenso e alle libere opzioni dei popoli che vi sono coinvolti.
Ma per il nostro Paese Papa Wojtyla ha fatto un’eccezione. Egli si è inventato una sorta di sacralità dello Stato nazionale italiano che andrebbe difesa a tutti i costi anche se, per ipotesi, la maggioranza di coloro che attualmente lo compongono, o una consistente porzione di essi concentrata in alcune zone della penisola, non credesse più alla necessità e alla utilità di tale unità e volesse sperimentare soluzioni diverse, naturalmente con mezzi legali e pacifici come è avvenuto appunto, e per esempio, in Cecoslovacchia.
Insomma Wojtyla è intervenuto a piedi uniti nel piatto della politica politicante italiana e ha fatto il classico discorso anti-Lega, anche se, con la sola, coraggiosa eccezione della cattolica lrene Pivetti, i principali leader del Carroccio, da Bossi a Maroni, per opportunità od opportunismo o semplicemente quieto vivere, hanno preferito far finta di nulla. Ma che di questo si trattasse lo rivela chiaramente l’esultanza con cui quella parte del mondo politico italiano che teme la Lega più di ogni altra cosa e che cerca di cingerle attorno un cordone sanitario quale non era stato usato nemmeno per le Brigate Rosse, ha accolto il discorso di Wojtyla. Così si è visto il presidente del Senato, il repubblicano Giovanni Spadolini, erede, sia pur indegno, di una tradizione di grandi liberali che hanno speso le loro vite per affermare il principio di una “libera Chiesa in un libero Stato“ dichiarare di avere ascoltato “commosso” le parole del Papa. E il pidiessino Franco Bassanini ha applaudito senza pudore al discorso di Wojtyla perché “si rivolge soprattutto alla Lega“. Così molti altri leader laici. Costoro, nel miope e miserabile calcolo del ricavato politico che potevano trarre dal discorso del Papa, hanno fatto finta di non vedere quale inammissibile interferenza esso realizzasse nelle vicende interne dello Stato italiano.
Se non ci pensa il presidente della Repubblica, se non ci pensa il presidente del Senato, se anzi le più alte cariche della Repubblica si genuflettono davanti al Papa anche quando esce dal seminato, bisogna pure che qualcuno ricordi che fra Stato italiano e Vaticano esiste un Concordato che garantisce la piena autonomia e indipendenza dell’uno e dell’altro, e dell’uno dall’altro, e che non è in alcun modo accettabile che il Papa, i cardinali, le gerarchie ecclesiastiche si intromettano nella politica italiana, prendendo partito pro o contro le forze che vi si affrontano così come sarebbe altrettanto inaccettabile che lo Stato andasse a ficcare il naso in questioni religiose di pertinenza della Santa Sede.
E se le gerarchie ecclesiastiche continueranno nelle loro ingerenze, di cui il discorso di Natale del Papa è l’ultima, anche se forse più pesante espressione, allora il Concordato, che riserva alla Santa Sede rilevanti guarentigie che vengono pagate dalla collettività, cioè da tutti gli italiani, va denunciato. Perché il cittadino che vota o simpatizza per la Lega, come per qualsiasi altra forza politica legale che eventualmente incontri la disapprovazione della Santa Sede, ha perlomeno il diritto di pretendere che i suoi quattrini non vadano a organizzazioni che li utilizzano contro di lui.
In quanto alla “grande cultura” cui il Papa ha fatto riferimento per sostanziare il suo appello alla unità nazionale, ci permettiamo rispettosamente, e anche irrispettosamente, di far notare a Sua Santità che la parte più rilevante di quel patrimonio culturale si formò in un periodo storico, il Rinascimento, in cui l ‘Italia non era affatto unita ma divisa in tanti piccoli Stati.
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