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Le critiche di Giovanni Paolo II alla magistratura sono un’ingerenza nei nostri affari di Stato. Come se Ciampi dubitasse della verginità della Madonna.
Massimo Fini da Il Borghese del: 16/04/2000 Quello italiano è ancora uno Stato laico o è uno Stato confessionale e un protettorato della Città del Vaticano? Per tutti i giorni che il Papa è stato in Medio Oriente le tre televisioni pubbliche ce lo hanno servito a pranzo, merenda e cena, dando immancabilmente in testa le notizie del suo viaggio.
Non appena rientrato a Roma Wojtyla si è lanciato in un attacco alla magistratura italiana, denunciando la lunghezza dei processi, la «supplenza» dei magistrati, l’abuso ella carcerazione preventiva utilizzata per «estorcere» confessioni, entrando nei temi che fan parte da alcuni anni di un delicatissimo dibattito politico nel nostro Paese. Sulla nave Azzurra, in crociera preelettorale, Marcello Pera, responsabile per la giustizia di Forza Italia, ha accolto trionfalmente le parole di Wojtyla dichiarando: «Il Papa è con noi» E ha aggiunto: «Il Papa ha inflitto un sonoro schiaffo apostolico romano ai magistrati». E il professor Pecorella, riecheggiando la motivazione alla base dei bombardamenti sulla Jugoslavia, a affermato che «se il Papa è dovuto intervenire è perché c’ era un drammatico problema dell’umanità».
In quanto alle sinistre, hanno cercato di parare il colpo utilizzando alcune oscure frasi di Wojtyla a proposito di non meglio precisati «gruppi organizzati» che opererebbero per modificare le leggi a proprio vantaggio. A nessuna di queste destre e di queste sinistre, che si proclamano liberali a ogni piè sospinto, è venuto in mente il liberale Cavour («libera Chiesa in libero Stato») e di ricordare al Papa con fermezza che le sue dichiarazioni, al di là del merito, sono una inammissibile ingerenza negli affari interni dello Stato italiano. Il Papa non può dire ciò che vuole, ci sono una sfera religiosa e una sfera istituzionale e politica che vanno tenute ben distinte. E infatti il Papa non si è mai azzardato a denunciare la magistratura belga o svizzera o francese o a prender partito per questa o quella forza politica di qualche altro Stato, lo fa in Italia perché ormai non c’ è più nessuno nel nostro Paese che abbia conservato il senso dello Stato, della sua indipendenza, della sua laicità, della sua dignità.
Che ne direbbero i cattolici se il presidente della Repubblica italiana mettesse in dubbio il dogma della verginità della Madonna e affermasse che si è trattato del disperato trucco di una ragazzetta per giustificare una gravidanza mentre l’anziano marito era lontano? Se dichiarasse che la Reincarnazione non è mai avvenuta e che la Resurrezione della carne è una cosa grottesca? Direbbero che il presidente della Repubblica è impazzito e si è pesantemente ingerito in una sfera a che non è di sua competenza e nella quale non ha diritto di interloquire. La stessa cosa vale per le dichiarazioni fatte l’altro giorno dal Papa a proposito della magistratura italiana che, bella o brutta che sia, rimane la magistratura italiana e non una dependance del Vaticano. Ma poiché questo Papa fa politica, senza che nessuno osi più impedirglielo, ci permetteremo allora anche noi di valutarlo con lo stesso metro E vorremmo allora sapere perché Sua Santità, la Chiesa, i commendevoli arcivescovi e tanto più il cardinal Martini, non hanno mai speso una parola, fino al 1992, per condannare una corruzione politica che era sotto gli occhi di tutti e che derubava sistematicamente gli italiani. Vorremmo sapere perché l’ Osservatore Romano, diretto da Mario Agnes fratello del democristiano Biagio Agnes, è stato la punta di lancia di tutti coloro che, in questi anni, hanno menato scandalo molto più per l’attività dei magistrati che per i furti che perseguivano. Forse che «non rubare» non è più uno dei Dieci Comandamenti? E poiché Papa Wojtyla interviene nei fatti nostri allora io mi ritengo autorizzato, per «par condicio», a dire qualcosa sui fatti Suoi. E mi chiedo: non suggerisce nulla a Sua Santità che oggi si preferisce rivolgersi agli oroscopi, agli astrologhi, ai cartomanti, ai maghi ai satanisti, ai Testimoni di Geova e a ogni tipo di setta piuttosto che alla Chiesa? Se questo avviene è perché questa Chiesa che fa politica non risponde più ad alcuna esigenza spirituale e metafisica. Certo questo Papa, con i suoi viaggi, col suo spregiudicato uso dei mass media, è famosissimo. Ma lo è come potrebbe esserlo una popstar. Non c’è quasi nulla di profondo, di interiore, di religioso, e molto, moltissimo di mondano in questo successo.
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