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Massimo Fini da L'Indipendente del: 24/05/1994 Difficilmente ho riso così di gusto come per la manifestazione “democratica“ e “antifascista” che si è svolta domenica a Vicenza come “grande risposta popolare“ (in realtà meno di duemila persone, quasi tutte militanti di partito) al precedente corteo dei naziskin che aveva sollevato, almeno a star a sentire i giornali e le nostre massime Istituzioni,l’indignazione generale. «Un atto di provocazione, di violenza, una inaccettabile dimostrazione di disprezzo per gli altri» lo aveva definito il nostro argenteo presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro.
Com’è noto la manifestazione dei naziskin si è svolta senza che venisse rotto nemmeno un bicchiere. Cos’è successo invece in quella “democratica” e “antifascista“? Che un groppo di autonomi mascherati ed armati di mazze e bastoni ha assaltato la sede locale dell’ Msi sfasciandola, distruggendo scrivanie, macchine da scrivere, computer e mandando all’ ospedale un militante missino con la testa e le braccia rotte. Non contenti gli autonomi, durante il corteo, hanno preso di mira con lancio di biglie di ferro i rappresentanti leghisti mettendoli in fuga e impedendo loro di partecipare alla manifestazione. Una dirigente leghista è stata ferita alla fronte.
Allora cos‘ è più fascista: fare il saluto romano o andare in giro in squadracce a spaccare la testa alla gente? Gli “antifascisti” sono riusciti nell’ impresa di farsi dare una lezione di democrazia addirittura dal capo dei naziskin, Pietro Puschiavo, che ha detto ineccepibilmente: «Lasciamo ai cittadini di Vicenza valutare chi siano sul serio i violenti». Io credo che sia venuta l’ora di smetterla di badare alle parole, alle bandiere, ai simboli e sia arrivata invece quella di guardare un po’ più ai fatti. Sono più di vent’anni, dal ‘68, che bande di giovani percorrono le strade delle nostre città, armati di spranghe e bastoni, a volte anche di pistole, devastando, intimidendo, picchiando, ferendo, invalidando e, in non pochi casi, uccidendo. Ma questi giovani che agivano, e ancora agiscono, con metodi tipicamente squadristi, sono sempre stati vezzeggiati e coccolati dall’intellighenzia di sinistra, dalla borghesia versipelle e dai suoi giornali, e considerati “antifascisti “ solo perché si dichiaravano tali, anche se i loro metodi erano fascisti (se qualcuno si è dimenticato quale vergognoso connubio di violenza e di ipocrisia fu il rapporto fra i movimenti cosiddetti di sinistra e i giornali della borghesia può andare a leggersi, come utile “memento”, l’ottimo libro di Michele Brambilla, Dieci anni di illusioni-Storia del Sessantotto, recentemente pubblicato da Rizzoli ). D’ altro canto in questi stessi anni ogni manifestazione che non fosse di sinistra, si trattasse pure dei cortei assolutamente pacifici della ”Maggioranza silenziosa “, è stata dichiarata fascista e bollata di conseguenza.
Un anno fa alcuni naziskin romani si resero responsabili di un atto vergognoso e disgustoso: andarono ad appiccicare le stelle gialle di David sui negozi di commercianti ebrei nel ghetto della capitale. Fu un episodio riprovevole, che sollevò giusta indignazione e sul quale la magistratura apri un ‘inchiesta. Ma quando, qualche giorno dopo, alcuni ragazzi ebrei, per ritorsione, non si limitarono a un atto simbolico, anche se ripugnante, come era stato quello dei naziskin, ma ne assaltarono la sede, la devastarono, tentarono di bruciarla e ne picchiarono a sangue gli occupanti, il capo della Polizia, lo specchiatissimo Vincenzo Parisi, andò a portare la propria solidarietà alla comunità ebraica. Era la prima volta che si vedeva un’ autorità di Polizia che porta la solidarietà agli assalitori invece che agli assaliti. E ancoro oggi se la presidente della Camera, Irene Pivetti, racconta quei fatti così come li racconto io, cioè come si svolsero, viene tacciata di antisemitismo e, manca poco, di fascismo. Perché ai naziskin, in quanto di destra, si può fare tutto, anche assalire le loro sedi o anche sprangarli (del resto “fascista, basco nero, il tuo posto è al cimitero”, non è vero?), anche vietare loro gli elementari diritti di riunione e di opinione garantiti a tutti dalla Costituzione.
Basta. Di questo totalitarismo culturale e pratico delle sinistre ne abbiamo piene le tasche. La violenza deve essere considerata ugualmente grave e dev‘ essere ugualmente condannata da qualunque parte provenga, da destra come da sinistra. Così come libere devono essere invece le opinioni di tutti; anche quelle della destro e dell‘ estrema destra. Il pregiudizio favorevole per cui la sinistra è comunque più “buona“ e accettabile della destra, e quindi le sue violenze vanno accolte con maggiore indulgenza ha da finire. Il Paese è cambiato anche in questo e per questo.
In quanto al ministro dell’Interno, l’ onorevole Roberto Maroni, dovrebbe immediatamente richiamare in servizio l’ ex questore e l’ ex prefetto di Vicenza da lui rimossi dopo il corteo dei naziskin e mandare a casa i funzionari con cui li ha sostituiti. Perchè i primi hanno dimostrato di saper fare il loro mestiere e i secondi no. I primi infatti hanno dato prova di aver ben valutato la sostanziale innocuità del corteo dei naziskin (si trattava del raduno nazionale e sono arrivate a Vicenza meno di duecento persone), che infatti si è svolto senza incidente alcuno, mentre i secondi non hanno capito, o hanno fatto finta di non capire, che, al di là delle etichette, era più pericolosa la manifestazione “democratica” e “antifascista” e non hanno preso nemmeno le più elementari misure di cautela, come quella di sorvegliare (non c’era nemmeno un poliziotto) la sede locale dell’Msi-Alleanza nazionale.
Ma forse il primo ad essere rimosso, oltre allo specchiatissimo Vincenzo Parisi, il più indecente capo della Polizia che l’ Italia repubblicana abbia avuto, dovrebbe essere proprio il ministro dell‘ Interno, l’ onorevole Roberto Maroni. Perché in appena due settimane di governo ha già commesso due gravi errori. Troppi.
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