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Massimo Fini da Il Tempo del: 24/04/2001 I quasi seicento disperati sbarcati l’altro giorno sulle coste pugliesi, dopo aver messo la propria nave in avaria per non essere respinti al mittente, non sono immigrati clandestini, ma profughi politici e vanno trattati come tali. Si tratta infatti, nella stragrande maggioranza, di curdi provenienti dalla Turchia, dall’Iran, dall’Iraq, dalla Siria. La prima cosa che ha detto uno di loro mettendo piede a terra è stata: «Vita, vogliamo vita. Noi e i nostri figli. Là ci uccidono». In Turchia e in Iraq i curdi, oltre a vedere brutalmente conculcati tutti i loro diritti di minoranza etnica, vengono quotidianamente massacrati, mentre in Iran ci si limita a metterli in galera a decine di migliaia.
Quasi ogni giorno Phantom dell’aviazione turca, grazie a un patto leonino stretto con Saddam Hussein, bombardano a tappeto villaggi curdi basati in Iraq. E questa storia va avanti da tre quarti di secolo. Repressioni sanguinarie dei movimenti indipendentisti curdi ci sono state nel 1925, nel 1930, nel 1948 ad opera, di volta in volta, dei turchi, degli iraniani, dei siriani e, da quando sono venuti all’onor del mondo, degli iracheni. Nel periodo 1984-1986 ci sono state le feroci repressioni del governo turco che non ha esitato ad usare, oltre alle bombe, il napalm. Ma il colmo dell’efferatezza lo raggiunse Saddam Hussein, «noblesse oblige», che nel 1988 usò le armi chimiche contro la città di Halabaya facendo 5000 morti civili fra quelli che formalmente sono dei suoi cittadini.
Il tutto avvenne non solo nel silenzio, ma con la copertura mediatica, della stampa occidentale allora tutta schierata con l’Iraq in funzione antikhomeinista. Ma questo è solo l’episodio più noto, si calcola che Saddam abbia «gasato» circa 30 mila curdi iracheni oltre ad aver raso al suolo 3000 dei 4500 villaggi curdi in territorio iracheno. Eppure la comunità internazionale, così solerte in altre occasioni di gravità assai minore, non ha mai mosso orecchio. L’Onu non ha emanato alcuna risoluzione, né sanzioni sono mai state prese contro l’Iraq, l’Iran, per non parlare della Turchia, per questo motivo.
Come mai? Il patto è che i curdi non hanno santi in paradiso. Non sono arabi, non sono musulmani, non sono ebrei, non sono cristiani, sono un antichissimo, millenario popolo indoeuropeo (25 milioni di persone oggi) che vive nelle regioni montuose dell’Anatolia, dell’armenia, della Mesopotamia, dell’Azerbaigian, in un territorio che da loro prende il nome di Kurdistan e che attualmente è arbitrariamente, quanto cervelloticamente, diviso fra Turchia, iran, Iraq e Siria, per compattezza etnica, cultura, lingua e storia il Kurdistan ha molte più ragioni di essere uno Stato indipendente di tanti altri della regione, a cominciare dall’Iraq che fu un’invenzione della Società delle Nazioni nel 1932, per finire al Kuwait, per la cui integrità si è fatta una guerra mondiale, la cui nascita è recentissima (1961) ad uso degli interessi petroliferi degli Stati uniti.
Se c’è un popolo per cui dovrebbe valere il principio dell’autodeterminazione, sancito a Helsinki nel 1975, è quello curdo. Un popolo pastore, nomade, ospitale, fiero, coraggioso, guerriero, anche feroce ma con un proprio e profondo senso etico com’è quasi sempre nelle comunità tradizionali. Il furto, tanto per dire una cosa che riguarda da vicino noi italiani è praticamente sconosciuto fra i curdi, essendo considerato un atto gravissimo, e in quella nave di disperati e di poverissimi che l’altro giorno ha sbarcato il suo doloroso carico sulle coste di Puglia ha potuto viaggiare una signora iraniana, intailleurata e ingioiellata, quasi un insulto alla miseria, senza preoccupazione alcuna.
Naturalmente per quanto forti, coraggiosi e guerrieri i curdi non possono nulla, con i loro vecchi fucili, contro le armi tecnologiche di cui oggi dispongono tutti gli Stati della regione, generosamente riforniti anche dalle nazioni occidentali, Italia compresa. E quindi continuano ad essere massacrati dai loro variegati oppressori. particolarmente vergognosa è la posizione della Turchia, Paese nato ed aspirante membro della Comunità europea. Come mai gli americani, questi inesausti «riparatori di torti», questi «giustizieri della notte», questi Tex Willer planetari, questi vessilliferi dell’ordine mondiale e morale, questi immacolati difensori dei «diritti umani», non intervengono, con tutta la forza di pressione di cui sono capaci, se non sull’Iraq e sull’Iran almeno sulla Turchia che è un loro alleato? Non intervengono, nemmeno con le armi della diplomazia, sulla Turchia, dove migliaia di civili curdi sono stati massacrati dall’esercito di Ankara e dai reparti paramilitari dell’estrema destra, per la stessa ragione per cui sono intervenuti, con le armi vere, i missili e le bombe, sulla Jugoslavia per un pugno di civili uccisi.
Perché gli preme inserire nella regione un cuneo di musulmanesimo non integralista (Turchia più Albania più Bosnia più Kosovo più, magari, parte della Macedonia) al servizio dei propri interessi geopolitici. In quanto ai curdi possono aspettare, fino al genocidio finale che non troverà mai nessun tribunale dell’Aja a giudicare i mille Milosevic che se ne sono resi e se ne rendono responsabili.
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