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di Ettore Gotti Tedeschi
Ho molto apprezzato la risposta del Prof. Elefanti sull'esigenza di realizzare la Marca Piacentina, non avevo dubbi sulla lucidità della sua risposta. Solo un suggerimento sommesso. So che è difficile realizzare progetti. Bisogna esser prudenti. E' necessario far far studi, consulenze, aver consensi, produrre tanta carta, però ( come ho già sottinteso), " tra il dire e il mare c'è di mezzo il…FARE". Ma se c'è qualcuno che può e sa fare in questo ambito. Q uesto è Elefanti, coraggio dunque.
Intanto però non perdiamoci (senza neppure analizzarla e valutarla) la De Rica. Vediamo. Quanti sono i produttori e trasformatori di pomodoro, e indotto, nel piacentino? Quanto valgono del PIL locale? Quanta mano d'opera hanno? Quanto è importante la posta in gioco attuale per noi? Perché mi pongo queste domande? Perché temo proprio che non esista chi si comperi Cirio e De Rica così come sono e temo un processo di ristrutturazione piuttosto pesante quanto necessario. Perciò mentre seguo le vicende di questo gruppo che conoscevo (fui advisor proprio nell'ultima cessione) sto pensando alle alternative che si sta probabilmente già ponendo il Commissario (che conosco bene) quando riuscirà a ottenere la lex Prodi.
Poiché mi ero già posto io molte domande per risanare e sviluppare la società, ne ricordo gli ostacoli e i problemi principali (che preferisco non discutere qui). Oggi certo non è in posizione migliore del 1993-94, così posso ipotizzare qualche scenario di ristrutturazione che potrebbe non trovarci tutti d'accordo. Per esempio la separazione tra produzione (e acquisti) e distribuzione. Nella ricerca di ottimizzazione di queste fasi , marchio e distribuzione potrebbero (al di la delle intenzioni) finire da una parte e la raccolta e produzione da un'altra, magari all'estero.
La ricerca dell'economicità in questa attività non è facile, pensate alla Arrigoni, per citarne una. Perché non facciamo quattro calcoli e un progetto all'interno della Marca Piacentina? Abbiamo anzitutto e senzaltro bisogno di pensarlo, altrimenti non sarei qui a parlarne. Ma abbiamo anche reali vantaggi competitivi su cui ragionare. Siamo la seconda zona italiana di produzione di pomodoro, e non abbiamo solo la testa da puri produttori di materia prima. Qui esistono imprenditori, anzi qui sono nati, e se sono ben informato ne abbiamo ancora almeno un paio di alto livello. Perché non li incoraggiamo, ma in modo adeguato? Facciamo un progetto di rilancio. Organizziamo una società formata dagli operatori piacentini (e non) coinvolgibili del settore. Cerchiamo gli adeguati consensi e sostegni. Cerchiamo i managers che sappiano gestirla. Poniamo a capo il miglior imprenditore che abbiamo.
Acquisiamo (non affittiamo) le attività De Rica. Riportiamocele a casa, non per ragioni sentimentali ma per pure ragioni di opportunità economiche. Non sarà mai un gran business, è vero, ma l'alternativa potrebbe essere, a queste dimensioni e condizioni, quella di uscire dal settore. Ipotesi come quella descritta fallirono già nel 95 , ma avevano risvolti non tutti esattamente economici . Ma neppure vogliamo tentare di valutare questa opportunità?
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