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Il caso Sofri è un altro esempio di giustizia di classe che stabilisce per chi è potente e famoso criteri di giudizio diversi rispetto a tutti gli altri cittadini
Massimo Fini da Il Borghese del: 24/10/2000 Piuttosto curiose sono le dichiarazioni che parecchi esponenti della destra, che son quelli che in altri Paesi difendono la legge, l’ordine e i servitori dello Stato, hanno fatto dopo la sentenza della Cassazione, che condanna in via definitiva Sofri, Pietrostefani e Bompressi per l’omicidio del commissario Luigi Calabresi. Prendiamo, per tutte, quelle di Marcello Pera, senatore di Forza Italia. Propugnando per il caso Sofri la solita «soluzione politica», Pera ha affermato: «Una soluzione giudiziaria a questo punto è impossibile e, a mio avviso, lo è sempre stata, perché la vicenda Calabresi è un fatto che appartiene alla storia, non ai tribunali», Il senatore Pera, che mi pare sia anche responsabile della Giustizia per il suo partito, dimentica che per giudicare se un fatto è ormai storico o è ancora sottoposto alle leggi penali esiste l’istituto della prescrizione che per Sofri e compagni, accusati e condannati per un omicidio volontario e premeditato, non è scattata perché, nel loro caso, è di trent’ anni. Più avanti Pera ha aggiunto che i processi a Sofri «non eliminano quel dubbio che in uno Stato di diritto deve impedire una condanna».
Il dubbio fa parte della condizione umana, la certezza appartiene solo a Dio, se esiste. Nessun processo, nessuna sentenza può dare la sicurezza matematica della verità. Nell’impossibilità di una certezza assoluta, la giustizia umana deve accontentarsi di una relativa, attraverso una serie di procedure e garanzie. E da questo punto di vista nessun imputato ha mai potuto usufruire di tante garanzie come Sofri che ha avuto a disposizione otto gradi di giudizio. Se ci sono dubbi per lui allora molti di più ce ne sono per quei condannati «normali» che di gradi di giudizio ne hanno avuti solo tre. Vogliamo liberarli tutti, onorevole Pera? Ma più impressionante ancora è un altro concetto espresso dall’ineffabile Pera, sempre in relazione alla condanna di Sofri e compagni: «smettiamola di usare la giustizia come un’ arma impropria della politica». Secondo Pera, quindi anche la sentenza di condanna a Sofri, come quelle che hanno riguardato l’ onorevole Berlusconi o i tangentisti, sarebbe una sentenza «politica».
Cioè, ancora una volta la magistratura italiana avrebbe agito non per fini di giustizia, ma per scopi politici, tirata dai fili invisibili non si capisce di chi, ma comunque da qualcuno che sta dalla parte politica dell’ onorevole Pera, dato che Sofri è stato leader di una formazione di estrema sinistra come Lotta Continua. In realtà se il linguaggio dell’onorevole Pera è oscuro e criptico nella sua logica formale, è assolutamente esplicito nella sostanza. Non a caso tutti coloro che, a destra, si sono indignati per la condanna a Sofri sono di Forza Italia (Alfredo Biondi, Gaetano Pecorella). Dice Pera alla sinistra: noi vi aiutiamo a ottenere la grazia per il «vostro» Sofri e voi smettetela di fare i micragnosi per alcuni «peccatucci» che in passato possono aver commesso alcuni esponenti di Forza Italia. Liberi tutti e giustizia sia finalmente fatta. Ma dietro le richieste di grazia che si sono levate da molte parti dell’ establishment, di sinistra e di destra, c’ è anche qualcos’ altro.
C’ è che, insomma, non «gli sta bene» che personaggi che appartengono a quello stesso establishment, siano di destra o di sinistra, si tratti di Sofri o di politici tangentocratici, facciano davvero la galera. Via, non è di buon gusto. In galera devono andarci i poveracci, i barboni, gli immigrati, i banditi da strada. con costoro anzi si è stati finora sin troppo permissivi, «tolleranza zero» ci vuole. Ma per «lorsignori» le cos vanno diversamente. Infatti è impensabile che persone così fini, intelligenti e colte come Adriano Sofri possano commettere davvero un delitto. Questo concetto, che fu espresso così, papale papale, da Alberto Moravia, uomo di sinistra, nel 1988, all’indomani dell’arresto di Sofri, serpeggia nelle dichiarazioni di tutti coloro che si sono indignati per la sentenza che l’ha condannato.
Che cos’ è questo? È il vecchio, caro, sconcio razzismo sociale, è la vecchia, cara, sconcia giustizia di classe, per cui i ricchi, i potenti, i famosi, gli intellettuali e i vip fan parte di una classe per la quale valgono criteri di giudizio e leggi diverse da quelle degli altri cittadini. Sei intelligente, colto, intellettuale, ricco, godi di amicizie potenti? Allora non puoi che essere innocente. Sei ignorante, brutto, sporco, magari un poco maleodorante, guadagni un paio di milioni al mese? Allora è molto più probabile che tu sia colpevole. Insomma l’Italia è l’ eterna Repubblica degli animali descritta da George Orwell in 1984, «dove tutti gli animali sono uguali, ma ce ne sono alcuni più uguali degli altri». Amen.
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