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Omicidio Calabresi. Tangentopoli e riabilitazione di Craxi. Come nel romanzo di Orwell la legge per qualcuno è più uguale che per gli altri
Massimo Fini da Il Borghese del: 06/02/2000 Io non so dove potrà andare a finire un Paese dove nemmeno le sentenze passate in giudicato sono dei punti fermi, Probabilmente non andrà da nessuna parte, resterà l’Italia di oggi, di ieri, di sempre, la schifosa Italia dove la legge non è uguale per tutti, la Fattoria degli animali di Orwell in cui «tutti gli animali sono uguali, ma ce ne sono alcuni più uguali degli altri»,
Sofri, Pietrostefani e Bompressi, dopo sette processi, sono stati condannati in via definitiva dalla Cassazione nel gennaio del ‘98. Ma non è bastato. Hanno chiesto la revisione, una procedura rarissima che viene concessa solo quando emergano fatti nuovi e clamorosi. Il Tribunale di Milano ha respinto questa richiesta. Non è bastato. Della cosa è stato investito il Tribunale di Brescia che a sua volta ha respinto il ricorso. Non è bastato. Si è andati davanti alla Corte d’ Appello di Venezia che ha rifatto il processo e confermato la condanna. Basta? No. Tutti a sinistra ma anche a destra dove, in funzione berlusconiana, pur di sputtanare la Magistratura si è disposti a dar manforte anche agli assassini di un commissario di polizia, gridano che è un’indecenza, una vergogna, che Sofri è innocente. Bettino Craxi ha rubato i soldi del popolo italiano, è stato condannato da due sentenze definitive a più di dieci anni di reclusione per corruzione (non per finanziamento illecito) è fuggito e, dopo sette anni di latitanza, è morto come tutti si muore.
Scandalo. Vergogna. I maiali sono i magistrati, colpevoli di aver applicato le leggi volute dal Parlamento e dallo stesso Craxi. La fuga diventa un atto di eroismo e il governo gli offre funerali di Stato che sono una contraddizione in termini, ridicola se non fosse penosa, perché il latitante rifiuta la legittimità dello Stato e quindi non può riceverne riconoscimenti.
I processi a Craxi si rifanno nelle trasmissioni tivù con carghi di socialisti, di Claudii Martelli, di Gianni De Michelis, di Ottaviani Del Turco, di Boselli, di Margherite Boniver, di comunisti che son stati socialisti, mentre i conduttori sono ex democristiani di regime, ex socialisti, ex comunisti. Così Tangentopoli, una faccenda che ha sottratto agli italiani 600 mila miliardi, si riduce a diatriba fra socialisti ed ex comunisti che si accusano a vicenda, col risultato e l’obiettivo che una mano lava l’ altra e tutte e due lavano il viso. E il cittadino italiano, il derubato? E chissenefrega, qui la questione vera è che «tutti sapevano». Certo che in un’ associazione a delinquere ognuno sa che anche l’altro delinque. E una buona ragione per assolvere i delinquenti? Come ha detto Jannacci: «Ho chiesto a mio cognato, che lavora alla Breda, se lui sapeva e mi ha risposto di no».
In queste trasmissioni si dicono le cose più incongruenti e le più spudorate menzogne senza che nessuno le rilevi. Si dice che «tutto il mondo è Paese», vedi la Germania. Dimenticando che nessuno in Germania ha accusato la Magistratura di «complotto politico-giudiziario», nessuno ha chiamato assassini i magistrati per il suicidio di un indagato e, quando Kohl si è trincerato dietro la propria parola d’onore per non fare i nomi dei suoi finanziatori, tutti, compreso gli esponenti della Cdu, hanno bollato questo comportamento come «mafioso». Si dice che Craxi è stato condannato sulla base del teorema «non poteva non sapere» e si dimentica che ci sono sentenze che dimostrano, testimonianze e conti alla mano, che Craxi, attraverso i suoi prestanome, Tradati, Giallombardo, Raggio, manovrava direttamente i suoi conti esteri con cui ha comprato, fra l’altro, una casa per sè a New York e un jet, un albergo e una casa a Roma per Anja Pieroni e finanziato con cento milioni al mese la tivù diretta dalla stessa. Questi erano «i costi della politica» fatti pagare agli italiani.
Per trovare, in questi giorni, qualche parola di verità si è dovuto leggere i giornali stranieri. The Guardian (Socialista): «Craxi sarà ricordato come un simbolo tragico del devastante scandalo della corruzione». Frankfurter Rundschau: «Un virtuoso della politica e del denaro». El Mundo: «Un modo di fare politica dove il fine giustifica ogni mezzo». El Pais: «L’ arroganza del potere». Le Soir: «Molti italiani più che i fatti di corruzione gli rimproverano di aver lasciato l’ Italia rifugiandosi in Tunisia». Lo storico inglese Denis Mack Smith: «L’uomo che ha distrutto il Partito Socialista Italiano».
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