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Io, un talebano contro la tv

Massimo Fini da Il Giorno del: 20/02/2001
Il problema della Tv non sono le provocazioni scatologiche (e non, purtroppo, escatologiche), di Daniele Luttazzi, se è intelligente o cretina, di qualità o spazzatura, se è fatta bene o è fatta male. Il problema della Tv è la Tv. Ha quasi completamente distrutto la nostra vita associativa e quantomeno l'ha trasformata in modo radicale rendendola da reale virtuale.

Il principale effetto perverso della Tv è che ci allontana dalla vita. Ci fa vivere nel mondo della rappresentazione invece che in quello della realtà, in modo indiretto invece che diretto. Noi oggi viviamo di resoconti. E tanto più la Tv è coinvolgente e quindi dal suo punto di vista ben fatta tanto più forte è la sua capacità di distoglierci dalla vita e quindi di impoverirci mentre sembra fare il contrario.

Io penso infatti che sia molto più arricchente, umanamente ma anche culturalmente, vivere un'esperienza diretta, ancorché modesta (come, poniamo, scendere al bar a giocare a scopone, a bocce e a chiacchierare con gli amici), piuttosto che un avvenimento, per quanto importante, mediato dallo schermo televisivo, in cui non siamo protagonisti ma solo fruitori passivi, eterodiretti. Emblematici di questo non - vivere, o di questo vivere per interposta persona, sono i dilaganti talk show sportivi dove esperti, o presunti tali, o Mughini di tutte le risme, ci hanno espropriato anche dalla chiacchiera calcistica.
Che poi la Televisione italiana, finita l'epoca di Bernabei, quando aveva una grande attenzione alla qualità e all'uso stesso della lingua, arrivati il pluralismo e la concorrenza delle commerciali, abbia contribuito ad un graduale pervertimento del gusto, con l'inseguimento dell'audience a livelli sempre più bassi, in un circolo vizioso e tautologico, di cui la scatologia di Luttazzi non è che una tappa, e nemmeno la più volgare, è addirittura un fatto marginale. La questione di fondo è che la Tv ci ha espropriato della vita, individuale e collettiva.
La forza della Tv non deriva contrariamente a quanto comunemente si pensa, dalla penetratività del mezzo, dal fatto che «fa vedere» (in fondo anche il cinema «fa vedere»), ma dalla sua distribuzione capillare, dall'essere piazzata, come convitato permanente e tutt'altro che di pietra, nelle nostre case. E' ipocrita dire, come spesso si fa, che nessuno ci obbliga a guardarla e che, in fondo, siamo tutti uomini liberi. Nel villaggio tecnotronico, centrato sulla televisione, non guardare la Tv, e in particolare i programmi più seguiti, anche i più idioti, anche i più insultanti per l'intelligenza di ciascuno, come «Il Grande Fratello», significa, di fatto, tagliarsi fuori dalla società, emarginarsi.
In Occidente ci si è molto scandalizzati perché in Afghanistan i Talebani hanno distrutto, fisicamente, tutti gli apparecchi televisivi. I Talebani hanno, dal loro punto di vista, perfettamente ragione: dal momento in cui penetra in una società, come è avvenuto, e ancora avviene, col denaro per le comunità cosiddette tradizionali, la Tv finisce per corroderla dall'interno e per distruggere e comunque per assimilare a se stessa ogni forma di convivenza, tradendo la vita.
Nel 'Mondo nuovo' di Aldous Huxley la droga che disumanizzava gli uomini, rendendoli simili a docili e insignificanti automi, era il «soma» che gli abitanti di quell'universo concentrazionario masticavano giorno e notte, da noi è diventata la Tv. Con la differenza che mentre nel 'Mondo nuovo' il tutto era frutto di una perversa e pervertita macchinazione del Potere, in questo caso il cappio intorno al collo ce lo stiamo mettendo, come con tutto il resto, noi con le nostre mani. Io sono talebanico.

pubblicazione: 24/10/2003

Categoria:
Politica » Giustizia

Area Geografica
Europa » Italia

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