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Il potere della banalità

Massimo Fini da L'Indipendente del: 13/05/1994
Berlusconi non ha fatto nemmeno in tempo a mettere il sedere sulla poltrona di presidente del Consiglio che già ci si chiede se stiamo andando verso un nuovo fascismo o, comunque, un qualche totalitarismo. Questa settimana L’Europeo, con un inchiesta che interpreta abbastanza fedelmente, credo, gli umori e i timori delle sinistre, sottolinea alcune analogie fra Mussolini e Berlusconi, fra Forza Italia e il fascismo o, comunque, i movimenti totalitari: mitizzazione della giovinezza, semplificazione e banalizzazione dei concetti, culto della personalità, strumentalizzazione dello sport, utilizzazione dei media a fini di propaganda, consenso femminile e giù giù fino al particolare che Mussolini era un grande scopatore e Berlusconi, a dire dei suoi agiografi, anche.

Si potrebbero smontare una ad una queste analogie, a cominciare da quella della giovinezza. L’ attuale presidente del Consiglio è un uomo che si avvia ai sessant’anni, Mussolini quando prese il potere ne aveva 39, Hitler 43. Forza Italia non fa nessuna propaganda giovanilistica, caso mai predica il “nuovo” (che crede di interpretare ) che è cosa diversa, tanto che due uomini chiave del governo Berlusconi sono Cesare Previti e Gianni Letta che non sembrano proprio di primo pelo. Non credo quindi che si possa parlare di “mitizzazione della giovinezza “ solo perché alla Camera è stato eletto un presidente di trent‘ anni, peraltro di un altro partito. In ogni caso è perlomeno grottesco che le sinistre scoprano oggi che quella della gioventù è una mitologia fascista dopo aver sposato per anni il giovanilismo sessantottino senza accorgersi che aveva, esso sì, qualche analogia col fascismo se non altro nella pratica squadrista di picchiare venti contro uno, con spranghe e bastoni, chi la pensava diversamente.

Se la semplificazione e la banalizzazione del linguaggio e dei concetti fossero un connotato esclusivo dei fascisti o dei nazisti allora tutti i presidenti americani sarebbero dei fascisti e dei nazisti perché, soprattutto in periodo elettorale, ne fanno larghissimo uso. La semplificazione e la banalizzazione, in politica come altrove, è un portato della società di massa, aggravato, in questo caso, dal sistema maggioritario che non consente la ricchezza delle sfumature.

Consenso femminile. Questo è un vero e proprio autogol. Come si fa a instaurare un parallelo fra la donna che nell‘Italia agricola di quegli anni dava il suo consenso al fascismo e la donna emancipata che, nell‘Italia industriale, lo dà a Forza Italia ? Come si fa a identificare la “Mamma d’Italia “ del fascismo con una donna come quella d’ oggi che quasi quasi si rifiuta di figliare? Fare un simile paragone significa non solo mettersi sotto i piedi trent’anni di femminismo ma offendere profondamente le donne considerandole, ancora una volta, delle “minus habens” che è bene non si occupino di politica. Ancora un passo e, in odio a Berlusconi, ci rimangeremo il suffragio universale.

Tutti i regimi, totalitari o democratici che siano, e tutti i leader politici hanno sempre strumentalizzato lo sport ai loro fini. Quando l ‘Italia vinse i Mondiali dell’82 Giovanni Spadolini, che pur non ha mai dato un calcio al pallone in vita sua, disse: «Non è un caso che questa vittoria avvenga con un governo che ha, per la prima volta, un presidente del Consiglio laico». E Sandro Pertini fece della vittoria degli azzurri uno strumento di sponsorizzazione e di propaganda personale.

Potremmo proseguire a smantellare le false analogie. Ma il punto non è questo. Poniamo pure, per ipotesi, che tutte colgano nel segno. Ciò non vorrebbe dire ancora nulla. Perché di analogia in analogia si può arrivare ovunque, come insegna quel gioco della Settimana Enigmistica, il bersaglio, dove si parte, poniamo, da cassapanca e si arriva a Dio. Io credo invece che dovremmo fare tutti uno sforzo per ridare alle parole, ai concetti e, soprattutto, ai fatti i loro connotati reali, se non vogliamo davvero che a furia di evocare ciò che non esiste finisca, come nelle sedute medianiche, per materializzarsi. Il fascismo e il totalitarismo sono fenomeni precisi. E si hanno quando in uno Stato esiste un partito unico, che ha in mano tutte le Istituzioni, che dà il consenso a se stesso per scontato oppure lo raccoglie con elezioni-farsa perché senza avversari. I fascismi e i totalitarismi nascono, quasi sempre, da un atto di rottura violento. E chi ricorda che anche Hitler andò al potere con le elezioni dimentica che erano state precedute dalle aggressioni intimidatorie delle “camicie brune”.
Silvio Berlusconi è arrivato al governo dopo libere elezioni, durante le quali non c’ è stato un solo atto di violenza, tanto meno da parte di Forza Italia (del resto è difficile immaginare un soggetto umano più lontano dalla violenza dell‘ esponente-tipo di Forza Italia, così plastificato e un po’ ameboide). Berlusconi governa essendo a capo di una formazione di cinque partiti e avendone una decina all’opposizione. Tutto si è svolto all’interno delle Istituzioni e della Costituzione. In questa situazione parlare di pericolo fascista è ridicolo. È, semplicemente, un falso.
In realtà le sinistre confondono il fascismo con l’omologazione, l’omogenizzazione, la standardizzazione, la banalizzazione. Queste ci sono, eccome. Ma non le ha inventate Berlusconi che ne è semmai il prodotto ultimo e, se si vuole, più perfezionato. L’ omologazione e tutto il resto sono un portato del processo di industrializzazione, della società di massa, della civiltà dei consumi, dei trasporti e delle comunicazioni, di cui la Tv è solo lo strumento più vistoso. Sono, insomma, il prodotto della modernità e di quello che tutti chiamano progresso. E a me, che contro la modernità e il progresso ho speso una vita, viene da sorridere a vedere le sinistre (che questi cavalli li hanno sempre montati a redini basse) le quali adesso si stupiscono e si allarmano perché modernità e progresso hanno prodotto, come era del tutto ovvio, Berlusconi e i berluscones. Dovevano pensarci prima. Dovevano pensarci, per esempio, quando tutti gli Umberto Eco gridavano che la Tv è una fata, una meravigliosa finestra aperta sul mondo, uno strumento inarrivabile di conoscenza e di maturazione collettive, una leva formidabile di progresso, e davano del “visionario”, del “reazionario”, del “povero cretino” a chi la indicava invece come un pericolo mortale, bene o male che fosse fatta (anzi soprattutto se fatta bene). perché proiettando l‘uomo tutto verso l’ esterno lo svuota della sua interiorità e dei suoi valori più profondi.

Adesso è inutile piangere, e gridare “al lupo” e al fascismo, perché abbiamo come presidente del Consiglio chi questi meccanismi della comunicazione li ha capiti prima, più e meglio degli altri.

pubblicazione: 24/10/2003

Categoria:
Politica » Cultura

Area Geografica
Europa » Italia

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