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Il fascismo degli antifascisti

Massimo Fini da L'Indipendente del: 17/05/1994

Tira una brutta aria in Europa. Aria di fascismo. Ma non il fascismo dei fascisti, bensì quello degli antifascisti. Un paio di settimane fa il Parlamento Europeo ha tentato una inammissibile interferenza negli affari interni del nostro Paese ”esigendo“ che nel nuovo governo non ci fossero esponenti dell‘ Msi-Alleanza nazionale liberamente e democraticamente eletti dal popolo italiano. E in realtà qualche effetto l’ inaudito diktat lo ha avuto se il missino Mirko Tremaglia s’ è visto sbarrare fa strada ad un ministero perché colpevole, nientemeno, di aver fatto parte, a vent’anni, della Repubblica di Salò (esiste forse una legge che vieti agli ex repubblichini l’ elettorato passivo e tutto ciò che ne consegue?).

I tedeschi (sì proprio loro, le “anime belle “, cui brucia evidentemente un‘ enorme coda di paglia, ma dovevano pensarci a suo tempo) stanno per varare una legge che punisce con la reclusione fino a tre anni chi nega fa realtà dell’Olocausto.

Qualche tempo fa un movimento antirazzista francese, il Mrap, condusse una furibonda campagna contro un fabbricante di giocattoli che aveva messo in vendita il soldatino di Hitler: Il Mrap bollò il soldatino come “una nuova forma di offensiva estremista”

In Italia si è levato un coro di vibranti e sdegnate proteste, con conseguente richiesta di un immediato intervento delle Autorità, perché a Vicenza, regolarmente autorizzato dal questore di quella città, c’è stato un corteo di naziskin che peraltro si è svolto, a differenza di tanti altri cortei più ”democratici “, senza violenze e senza alcun incidente. E il capo della Polizia, Parisi, si è immediatamente inchinato alla piazza affermando che in futuro «per motivi di ordine pubblico non saranno consentiti cortei e manifestazioni simboliche dello stesso tipo». Provvedimento, oltre che illegittimo, palesemente assurdo perché l‘ unico presupposto in base al quale, ex art. 17 della Costituzione, la polizia può vietare una riunione di liberi cittadini è che esistano “comprovati motivi di sicurezza e di incolumità pubblica”. Ma qui questi “comprovati motivi” non esistono dato che l’unico precedente, che è appunto il corteo di Vicenza, è stata una manifestazione pacifica.
Cosa credono di ottenere i sedicenti antifascisti e i sedicenti antirazzisti con i loro verboten? Di fermare il fenomeno? Casomai lo rafforzano.

Evidentemente non conoscono la psicologia dei giovani e, in particolare, quella dei naziskin e degli skinhead (che non sono esattamente la stessa cosa). Costoro trovano la loro unica ragione di esistere nel sentirsi “brutti, sporchi e cattivi”, cioè dei diversi, dei reietti e quindi dei perseguitati. Qui sta tutto il loro povero e disperato orgoglio di ragazzi di borgata. Più si vietano loro le cose che sono consentite agli altri (di associarsi, , di esprimere le loro opinioni, di manifestarle) più si rafforzeranno nell’idea di essere dei perseguitati, e vi si esalteranno, ed è probabile che altri ragazzi, di temperamento semplicemente ribelle, si aggiungano alle loro file.

Vicino a casa mia c’ è un piccolo negozio di dischi frequentato da “teste rapate”. Ho chiesto ad alcuni di loro: «Sei nazista?». «Per nulla» è stata la risposta «ma ci mancherebbe altro che non potessi portare i capelli come mi pare». E mi sono venuto in mente io, i miei diciotto anni, l’epoca dei “capelloni “ e degli hippies, quando ci riunivamo a Brera per suonare la chitarra e la polizia un giorno sì e uno no veniva, senza ragione alcuna, a manganellarci e ad arrestarci, e il Corriere della Sera, capocronista Di Bella, titolava trionfante “Repulisti a Brera” come se fossimo delle cimici, degli insetti e non dei ragazzi, magari inquieti. A furia di far manganellare in tutta Europa il movimento hippy, assolutamente innocuo, la borghesia ottenne il formidabile risultato di evocare il molto meno innocente ‘68, esso sì violento, squadrista e intimamente fascista, ma al quale, guarda caso, la borghesia italiana si strusciò in modo indecente.
Comunque il problema fondamentale non è se la repressione stupida rafforzerà o meno il movimento, per ora ridottissimo, dei naziskin italiani. Il problema di fondo è un altro. Questo: in democrazia tutti, purché lo facciano senza ricorrere alla violenza, hanno diritto di manifestare le proprie idee, per aberranti che siano o possano apparire. Invece i sedicenti antifascisti e antirazzisti che vogliono impedire ai naziskin l’ agibilità politica calpestano, in nome della democrazia naturalmente, almeno quattro principi basilari della nostra Costituzione: quelli espressi dall‘ art. 3 (“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzione di opinioni politiche “ ), dall’ alt. 17 ( “I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senza armi” ), dall‘ art. 18 (“I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente”), dall’alt. 21 (“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero, con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione “). Così con la pretesa di educare, a suon di divieti, i ragazzi alla democrazia, in realtà, negandogliela, insegniamo loro il contrario.

Particolarmente grottesca mi pare poi la legge, che qualche zelante vorrebbe introdurre anche in ltalia, che eleva a reato, passibile di reclusione, la negazione dell’Olocausto. Ma che è? Forse che se domani io vorrò dire che Napoleone ha vinto a Waterloo non lo potrò fare? Certo, Napoleone a Waterloo ha perso e altrettanto certamente lo sterminio degli ebrei c’ è stato. Ma si ha anche il diritto di credere il contrario e di fare ricerche in contrario. la menzogna non si combatte con le manette, ma contrapponendole, solo e sempre, la verità. Non è delle democrazie, ma dei sistemi totalitari, aver paura delle opinioni. Altrimenti si entra dritto e difilato nel Mondo Nuovo di Aldous Huxley dove I ‘unico diritto è quello di pensare, di sentire ed essere come la maggioranza.

Per questo io mi dichiaro qui, pubblicamente, nazista, fascista, seguace di Mussolini e adoratore di Adolf Hitler: E se qualcuno pensa di potermi mettere le manette per questo si faccia avanti. Magari il capo della Polizia, Vincenzo Parisi, il quale ha trovato il vile coraggio di sconfessare il questore di Vicenza, che aveva semplicemente applicato le leggi democratiche della Repubblica, ma non quello di dimettersi per essere stato pesantemente coinvolto in uno dei più vergognosi scandali del nostro Paese.

pubblicazione: 24/10/2003

Categoria:
Politica » Diritto

Area Geografica
Europa » Italia

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