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Il denaro è più importante della salute

Massimo Fini da Il Tempo del: 16/03/2001
Il presidente americano George Bush ha annunciato che gli Stati Uniti non ridurranno del 5% le emissioni di ossido di carbonio, responsabili del cosiddetto «effetto serra», e che quindi non rispetteranno il trattato di Kyoto. Bush ha addotto motivi economici: c’è una crisi energetica negli Stati Uniti, le industrie del settore per ottemperare al trattato di Kyoto sarebbero costrette a ridurre la produzione con un ulteriore rialzo dei prezzi e quindi il tutto si risolverebbe in un danno ai consumatori. Sono motivi consistenti ma riguardano tutti i Paesi industrializzati. Non si capisce che senso abbia firmare un trattato se poi lo si può ridurre unilateralmente a carta straccia solo perché è cambiato il governo e quale sia il rispetto che gli Stati Uniti hanno degli altri Paesi contraenti.

Un altro dei motivi che hanno indotto Bush jr a rimangiarsi il trattato è che in America i conservatori sentono ogni limite alla produzione come un «limite alla sovranità nazionale». E questo è sorprendente oltre che preoccupante. Gli Stati Uniti sono il Paese guida della globalizzazione, intesa nel senso che essa comporta vantaggi globali ma anche responsabilità globali. Ora, se c’è qualcosa che è globale «in sé» è l’inquinamento atmosferico perché, per sua natura, non rispetta i confini e non riconosce le dogane. Uno stato quindi non può produrre tutto ciò che vuole e quanto vuole se questo mette a rischio la salute degli abitanti dei Paesi vicini o addirittura, com’è in questo caso, l’equilibrio ambientale dell’intero pianeta. Imporre dei limiti alla produzione non è quindi una lesione di sovranità (a parte che nessuna lesione del genere è ipotizzabile quando un limite viene consensualmente accettato con un trattato), ma una necessità vitale. Proprio gli Stati Uniti sono i sostenitori della globalizzazione dei diritti, e su questa base hanno legittimato il loro intervento armato in Bosnia e in Kosovo e la creazione del Tribunale internazionale dell’Aia per i crimini di guerra in Jugoslavia, in quanto c’erano da tutelare «diritti umani» universali. Ebbene il diritto alla salute, del pianeta e dei suoi abitanti, non è meno universale dei «diritti umani» che si è andati a difendere in Bosnia e in Kosovo. In un futuro neanche tanto futuribile si può ipotizzare un intervento armato contro uno Stato che, con la propria produzione, avvelenasse in modo irreversibile i suoi vicini. Gli Stati Uniti sono abbastanza vicini a questa situazione dato che producono da soli un quarto dei gas serra del mondo.

Grazia Francescato, la simpatica e ragionevole leader dei Verdi italiani (che ha sostituito l’inguardabile Manconi), ha detto: «È vergognoso che gli americani condannino tutto il mondo a pagare il prezzo del loro inquinamento». Non si vede come si possa darle torto. Ma ancora più vergognoso è il progetto avanzato dall’amministrazione Bush per aggirare i pur modestissimi limiti imposti dal trattato di Kyoto (una riduzione del 5% quando, a detta della stragrande maggioranza degli scienziati, sarebbe necessario il 70%) fatto proprio, tra gli altri, in Italia dal quotidiano Libero che lo illustra così: «Bush punterebbe sull’assegnazione ai singoli di alcuni "diritti di inquinare". Fate conto che questi "diritti" siano delle fiches, ciascuna grande impresa ne detiene una porzione, quella ritenuta "giusta": essa viene messa nella condizione di negoziare con i suoi immediati vicini (comunità e singoli) in modo da poter acquistare da loro altri "diritti". Chi detiene più fiches può immettere più gas nell’atmosfera: ma per ottenerle deve risarcire chi ne viene danneggiato».
Insomma il ricco (Stato o impresa o singolo) può inquinare, il povero no. Il ricco può avvelenare chi gli sta vicino e lontano, il povero non può nemmeno accendersi una sigaretta. Nella storia dell’umanità ne abbiamo viste di tutti i colori, violenze, massacri, sfruttamenti bestiali, disuguaglianze abissali, ma è la prima volta che sentiamo teorizzare e giuridicizzare il diritto dei ricchi, purché paghino, ad avvelenare i poveri e a comprarsi la loro salute. E perché non anche la vita, se hanno le fiches sufficienti...
Se questa è la globalizzazione, se questa è la modernità preferisco il Medioevo deve almeno il diritto di respiro era uguale per tutti.

pubblicazione: 24/10/2003

Categoria:
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