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Il coraggio di difendersi

Elogio di Giuseppe Carturan, il sessantenne di Monselice che ha ucciso per proteggere se stesso e la moglie dall’aggressione di quattro banditi slavi

Massimo Fini da Il Borghese del: 26/03/2000
Trovo incredibile che si sia discusso se il commerciante di Monselice che ha sparato a un bandito slavo che era entrato in casa sua e lo ha ucciso abbia agito bene o no.
Quattro banditi armati e mascherati erano penetrati nel giardino della villetta di Giuseppe Carturan, avevano cercato di sfondare la porta, non riuscendovi hanno fatto andare in frantumi, a colpi al pistola, i vetri delle finestre, sono balzati in casa, uno di loro ha afferrato la moglie del commerciante trascinandola verso il bagno. Carturan ha esploso un colpo in aria col suo fucile da caccia, i banditi gli hanno invece sparato addosso, ferendolo gravemente. Solo a questo punto Carturan ha sparato per colpire, ha freddato un bandito e ne ha ferito un altro. Cosa doveva aspettare? D’ esser morto? Doveva chiamare i carabinieri? Ma via.

Forse ci si è dimenticati che esiste la legittima difesa. «Non è punibile chi ha commesso il fatto, per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio o altrui contro il pericolo attuale di un’ offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa» (art. 52 C.P.). Carturan avrebbe potuto ammazzare, legittimamente, i banditi già molto prima, da quando avevano cercato di sfondare la porta, perché era un atto che metteva in pericolo la sua vita e quella del suoi cari. E (vim vi repellere licet, dicevano i latini) dirò di più: Carturan avrebbe avuto diritto di uccidere i banditi anche se costoro fossero entrati nella villa disarmati. Perché non poteva sapere se lo erano o no, se volevano solo rubargli l’ orologio o stuprargli la moglie, perché quattro uomini contro uno possono tutto e perché c’ è un diritto alla difesa del territorio. Certo se di giorno io sparo a un bambino che si è arrampicato sul mio albero di mele e lo uccido commetto un omicidio, perché non c’ è proporzione fra difesa e offesa. Ma se un adulto entra di notte in casa mia ho diritto, se mi riesce, di farlo secco. Perché l’autore dell’«offesa ingiusta» sconta anche la paura, l’eccesso di immaginazione della vittima, la sua incapacità di valutare esattamente il pericolo facendolo più grosso di quello che è. Chi viola la legge deve sapere che corre rischi anche sproporzionati all’offesa. Sono cazzi suoi, non della vittima.

Il comportamento di Carturan non solo è legittimo, è auspicabile che serva d’esempio. Troppo spesso i delinquenti sono incoraggiati dal fatto di sapere di poter contare sull’inerzia delle vittime (il caso del giovane imprenditore di Milano Tre che si è lasciato sequestrare da due comici balordi è emblematico). I delinquenti se ne fregano delle pene del codice, a una pallottola in fronte stanno più attenti. E se ne fregano delle pene anche perché sanno che in Italia non esistono più.

La somma dello storico «buonismo» delle sinistre verso gli emarginati con l’improvvisato e peloso garantismo delle destre, destinato a salvare gli imputati «eccellenti» ma che ricade a pioggia anche sui cosiddetti criminali da strada, ha bucherellato a tal punto i nostri Codici penali e l’apparato giudiziario e repressivo da renderli, di fatto, inservibili.

Il montare della criminalità di origine slava e il recente salto di qualità fatto dal contrabbando in Puglia ci dicono anche quanto siamo stati idioti, noi italiani, a portare la guerra alla Serbia. Infatti la Jugoslavia di Milosevic, ridotta a Serbia, Montenegro e Kosovo, era un fattore di stabilizzazione dei Balcani e non il contrario come è andata gridando, fino alla nausea, la propaganda americana. Immobilizzato il gendarme Milosevic ci sono adesso nei Balcani dei Paesi, come l’ Albania, la Macedonia, il Montenegro, il Kosovo e la stessa Serbia, completamente allo sbando. «Terre di nessuno», completamente fuori controllo, dove si formano e si rafforzano grandi organizzazioni criminali che puntano dritto dove c’ è il «grasso», sul Paese ricco più vicino: l’Italia.

E gli slavi hanno una natura violenta, è la loro forza, la loro vitalità, la loro superiorità sulla nostra cultura esangue e tremebonda. Ecco perché c’ è da ringraziare il Cielo quando si trova un uomo coraggioso come il sessantenne Carturan capace di dar loro la paga.

pubblicazione: 24/10/2003

Categoria:
Politica » Società

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