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Massimo Fini da Domenica del Corriere del: 01/06/1985 Una decina di giorni prima delle elezioni la Repubblica pubblicava un sondaggio preelettorale organizzato dalla GPF & Associati e sponsorizzato dallo stesso quotidiano. A mo’ di presentazione del sondaggio il giornalista di Repubblica descriveva gli scarsi e ridicoli mezzi con cui i nostri antenati cercavano, attraverso àuguri ed aruspici, di divinare il futuro, il loro andar a rimestare nei visceri degli animali, lo scrutar ansiosamente il volo degli uccelli o il giuoco delle nubi, schernendone l’assoluta inattendibilità. Poveri gonzi coloro che ci credevano. Del resto, quelle erano epoche di grande oscurità. «Da qualche decina d’anni, invece» scriveva l’articolista con tecnologico orgoglio «la predizione del futuro (e in particolare degli atteggiamenti dell’uomo inteso come genere, come corpo sociale) è diventata una faccenda molto seria. E soprattutto molto attendibile. Gli strumenti sono una metodologia eccezionalmente raffinata, un campo di analisi estremamente vasto (o comunque, come dicon gli statistici, significativo) e la possibilità di interpretare i dati, una massa enorme, a grandissima velocità. l risultati di questo lavoro si chiamano sondaggi».
Dopo questa premessa la Repubblica sparava trionfalmente i risultati del sondaggio: «PCI IN PROGRESSO, QUINDI SORPASSO, perde la Dc, il Psi resta al palo, avanzano Pri, Pii e Msi». A parte il risultato del Partito repubblicano, che avrebbe indovinato anche un bambino senza ricorrere alle «raffinatissime metodiche», i commendevoli GPF & Associati e la Repubblica non ne hanno azzeccata una, neanche per sbaglio. Con tali errori gli àuguri e gli aruspici sarebbero stati scuoiati sulla pubblica piazza o legati mani e piedi a coppie di cavalli che tiravano in senso opposto e così squartati. I GPF & Associati, e i similari istituti di ricerca e di previsione, continueranno invece a fare il loro mestiere e sicuramente ce li ritroveremo a strologare nei pressi delle prossime elezioni. Del resto, questo è il gran pregio dell’epoca dei lumi. Ma il discorso non si presta solo al divertissement. In questi sondaggi preelettorali non c’è semplicemente l’elemento truffaldino che sempre c’è, e sempre c’è stato, nelle divinazioni sul futuro, dall’abilissima Sibilla cumana, che perlomeno aveva l’intelligenza di far previsioni bifide, a questi suoi tardi e più tarlucchi epigoni, ma c’è qualcosa di nuovo e di perfettamente omogeneo alla società dei mass media e dello spettacolo. Tali sondaggi infatti non sono molto spesso che un tentativo di influenzare l’ opinione pubblica e quindi l’ elettore. Non per nulla si nota sempre una strana consonanza fra i desideri di chi ordina il sondaggio (partito, giornale) e i risultati. Scalfari voleva, fortissimamente voleva, il «sorpasso» e il crollo della Democrazia cristiana ed ecco che il sondaggio della GPF & Associati, com’è come non è, gli ha scodellato ciò che desiderava. Ma è certo che se il sondaggio fosse stato ordinato, poniamo, dalla Dc le previsioni, chissà perché, sarebbero state favorevoli allo scudo crociato.
Si tratta, come dicevo, di tentativi di influenzare l’opinione pubblica, della cui legittimità, tra l’altro, è lecito dubitare. Questi sondaggi realizzano infatti una specie di aggiotaggio elettorale non molto diverso da quello economico (e proibito dalla legge) col quale si provocano variazioni artificiali delle quotazioni in borsa, per specularvi sopra. Ma, al di là di tali aspetti di liceità, sarà perlomeno lecito sorridere quando queste «metodologie estremamente raffinate» vengono clamorosamente sbugiardate e cadono nel ridicolo che meritano.
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L’ Università italiana per stranieri di Perugia ha indetto un concorso per nove posti di «professore comandato» riservato agli insegnanti delle medie superiori ed inferiori. AI Provveditorato di Milano il bando di questo concorso è stato affisso il 15 maggio. Gli insegnanti più solerti hanno quindi potuto apprenderne l’esistenza se va bene il 16 maggio ed hanno quindi cominciato a preparare la documentazione che consiste in tre certificati e una domanda con firma autenticata. Quando però i più veloci, con la loro brava pratica, si sono presentati al Provveditorato si sono sentiti rispondere che i termini erano già scaduti. «Ma il termine non è di trenta giorni?» hanno chiesto. «Sì» è stata la risposta «ma la data di partenza non è quella dell’affissione in Provveditorato, ma quella con cui il concorso è stato bandito dall’Università di Perugia, cioè il17 aprile». A questo punto ci permettiamo di rivolgere al provveditore agli studi di Milano e al ministro della Pubblica istruzione, onorevole Falcucci, due domande. Perché il bando ci ha messo 28 giorni per essere pubblicato a Milano? Che senso ha bandire un concorso e poi pubblicizzarlo in modo tale che gli interessati non hanno il tempo materiale di far pervenire le domande? In attesa, come suol dirsi, di un gentile riscontro, una risposta, poiché questo metodo di pubblicizzare i bandi all’ultimo momento è generalizzato, proviamo a darla noi. Si tratta del solito imbroglio legale. Con questa procedura infatti il ministero è, almeno all’apparenza, formalmente a posto, dato che un concorso pubblico è valido, ovviamente, solo se reso pubblico, e mette quindi tutti coloro che abbiano i titoli per parteciparvi su un piede d’uguaglianza, ma, d’altro canto, pubblicizzandone il bando all’ultimo momento, in modo da non consentire di parteciparvi se non a chi, per qualche suo misterioso canale, ne fosse a conoscenza già da prima, si fa sì che a questi posti possano accedere solo i protetti, i raccomandati, quelli che hanno qualche «santo in paradiso» o, per meglio dire, nelle vicinanze del ministero della Pubblica istruzione o dei vari Provveditorati o dell’Università di Perugia.
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