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Guarda chi viene a farci la morale

Bettino Craxi è l’ultimo a poterci dare lezioni. Lui che si è vantato di sapere tutto da sempre... Ma allora perché ha cominciato a parlare solo dopo avere ricevuto decine di avvisi di garanzia?

Massimo Fini da L'Europeo del: 29/12/1993
In quell’inquietante processo, che comincio a pensare sia ai limiti della legalità, che è il processo Cusani, dove il principale accusato è assente e parla, come un ventriloquo, attraverso l’avvocato Spazzali e dove compaiono in qualità di testimoni coloro che dovrebbero essere dei coimputati, le deposizioni di Bettino Craxi e Arnaldo Forlani hanno suscitato, in molti, questo commento: il primo ne esce con onore avendo avuto perlomeno il coraggio di assumersi le proprie responsabilità, cosa che il secondo non ha fatto.

Non è assolutamente così. La differenza fra le deposizioni degli ex segretari del Psi e della Dc è solo apparente e deriva dal diverso temperamento dei due uomini oltre che dalla strana, e anch’essa inquietante, accondiscendenza del pubblico ministero Antonio Di Pietro nei confronti di Craxi. Per ciò che riguarda gli addebiti penali, che sono gli unici che contano, e che devono contare, in un processo, Craxi si è infatti comportato nello stesso, identico, modo di Forlani scaricando tutto sull’ex segretario amministrativo del Psi, Vincenzo Balzamo, oltretutto defunto, così come l’altro aveva fatto con Severino Citaristi.

Proprio in apertura di interrogatorio Craxi si è premurato di mettersi con le spalle al sicuro precisando che «era Vincenzo Balzamo il tesoriere: per legge e per statuto i compiti del segretario politico e del segretario amministrativo sono ben distinti» e tutte le volte, per la verità rare, in cui il pubblico ministero lo ha posto di fronte a un fatto concreto, a una mazzetta presa dal Psi e dai suoi emissari in un dato giorno e per una questione precisa, si è trincerato anch’egli, come Forlani, dietro i «non so». Se questa è un’assunzione di responsabilità giudichi il lettore.
Dopo di che Craxi l’ha buttata in politica e il processo Cusani è diventato quello che un procedimento giudiziario non dovrebbe essere mai: un processo politico. Perche in un regime democratico le responsabilità politiche di una classe dirigente si giudicano in altre sedi, quelle del consenso popolare (il Parlamento, il voto) e da questo punto di vista gli italiani, con la serie di tornate amministrative che hanno completamente cambiato il panorama politico, il loro verdetto lo hanno già dato in modo inequivocabile, in attesa di emettere quello definitivo appena sarà a essi consentito di andare alle urne per le elezioni generali.

Ma mentre Craxi è stato molto attento a scaricarsi di dosso ogni responsabilità penale ne ha rovesciato a iosa, con una serie di accuse, di illazioni, di congetture, di insinuazioni, su altri soggetti, dal Pds ai presidenti delle Camere alla Fiat. Può darsi, anzi è probabile, che le accuse di Craxi corrispondano al vero ma in qualsiasi altro tribunale, che non sia quello dove si svolge l’inquietante processo Cusani, il presidente e il pubblico ministero avrebbero invitato il testimone a fornire riscontri di quanto andava dicendo e se Craxi avesse insistito a mantenersi sul generico lo avrebbero incriminato per calunnia o per reticenza. Perchè la verità penale, a differenza di quella politica, non può basarsi su congetture, supposizioni, illazioni, insinuazioni, ma deve poggiare su precisi dati di fatto.

Ma nè il presidente del tribunale nè il pubblico ministero hanno battuto ciglio e così Craxi ha potuto giganteggiare, gigioneggiare, evoluire a proprio comodo e si è permesso di dare, con la consueta arroganza, lezioni di moralità presentando se stesso come l’unico uomo politico di rilievo che ha avuto il coraggio di ammettere che cosa fosse veramente Tangentopoli.
Purtroppo per lui, Bettino Craxi è proprio l’ultimo a poter dare di queste lezioni, Infatti l’uomo che in tribunale ha dichiarato di sapere che i partiti si finanzia\’ano in modi illeciti «fin da quando portavo i calzoni alla zuava» è lo stesso che definì mariuolo Mario Chiesa, così intendendo che si trattava di una mela bacata nel contesto di un sistema sano. È lo stesso che ha chiamato a lungo complotto le inchieste della magistratura, È lo stesso che ha cercato in tutti i modi di intimidire, proprio perché non accertasse ciò che lui sapeva «fin da quando portavo i calzoni alla zuava», il pool di Mani pulite e Di Pietro in particolare (ricordate il «poker d’assi»?) e che si è deciso a vuotare il sacco, cercando peraltro di schizzare per ogni dove il fango di cui si era abbondantemente ricoperto, nel tentativo di giocare la vecchia, frusta, indecente carta del «tutti colpevoli, quindi tutti innocenti», solo quando, raggiunto da decine di avvisi di garanzia che, se non fosse protetto dalla immunità parlamentare, sarebbero altrettanti mandati di cattura, non era proprio più possibile negare l’evidenza, Solo allora andò in Parlamento a dire, come ha ripetuto baldanzosamente l’altro giorno davanti ai giudici di Milano, che «se il sistema dei finanziamenti illeciti ai partiti è criminale, allora l’intero sistema politico di questi anni è stato criminale».

Che è l’esatta verità, Ma è come se Totò Riina avesse ammesso l’esistenza della mafia solo dopo essere stato catturato e spedito all’Ucciardone.

pubblicazione: 24/10/2003

Categoria:
Politica » Cultura

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Guarda chi viene a farci la morale, Bettino Craxi è l’ultimo a poterci dare lezioni. Lui che si è vantato di sapere tutto da sempre... Ma allora perché ha cominciato a parlare solo dopo avere ricevuto decine di avvisi di garanzia?, [b]Massimo Fini da L'Europeo del: 29/12/1993[/b] In quell’inquietante processo, che comincio a pensare sia ai limiti della legalità, che &
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