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Europa indipendente, un’illusione caduta in Croazia

L ‘attuale costruzione comunitaria è inconsistente senza un’adeguata struttura militare. Divisioni politiche, contrasti di interessi e antiche paure sono stati rivelati proprio dalla crisi jugoslava

Massimo Fini da L'Europeo del: 04/10/1991
Il ventilato, quasi minacciato, e poi abortito intervento militare in Jugoslavia della Ueo, cioè di quell’unione dell’Europa occidentale che è, o dovrebbe essere, il braccio armato della Cee, ha messo davanti agli occhi di tutti la ridicola inconsistenza dell’attuale Europa comunitaria.

Già il progetto era nato male, subordinando l’invio della «forza di interposizione» europea a due condizioni, l’una impossibile, l’ altra che lo rendeva inutile. La condizione impossibile era che il progetto fosse «accolto da tutte le parti in causa», quando è risaputo che i serbi non accetteranno mai la presenza di truppe straniere sul territorio di uno Stato, la Jugoslavia, che essi ritengono ancora pienamènte sovrano e a buon diritto perché finora la comunità internazionale, Europa in tesa, non ha riconosciuto l’indipendenza della Croazia e della Slovenia. Inoltre, e soprattutto, i serbi non hanno alcun interesse a trovare sulla loro strada delle «forze di interposizione» proprio nel momento in cui stanno cercando di assestare il colpo definitivo alla Croazia.

La condizione inutile è quella che subordina l’invio delle truppe ad una già raggiunta, e rispettata, tregua fra le parti. Se una pace già ci fosse, e voluta dalle forze in campo, che bisogno ci sarebbe dei gendarmi Ueo?
Ma se il progetto è nato male, ancora peggiori, e più significativi, sono i motivi per cui è abortito. 1) L‘opposizione della Gran Bretagna, cui gli inglesi hanno cercato di dare delle spiegazioni tecnico-militari che mascherano però male la vera sostanza del loro rifiuto, dovuto alla scarsa simpatia che gli Stati Uniti hanno per un intervento che rafforzando la Ueo, cioè l’Europa, indebolirebbe di conseguenza la Nato, cioè gli Usa. 2) Le divisioni all’interno della Cee, per cui ci sono alcuni paesi che preferirebbero una Panserbia al pericolo che l’indipendenza della Croazia e della Slovenia possa accrescere il ruolo continentale della Germania. 3) L’ Ueo, a quanto pare, non è sufficientemente organizzata per un intervento militare, seppur limitato. 4) Infine c’è l’antico cinismo che è stato bene espresso dalle parole di Craxi, secondo il quale «non c’è alcun valido motivo per cui un solo soldato europeo perda la vita in una vicenda come questa». Morire per Zagabria? Neanche per sogno.

Come si vede tutti questi motivi suonano come altrettante campane a morto d’una reale indipendenza europea. Infatti un’Europa che voglia essere veramente indipendente deve innanzitutto cominciare col liberarsi dalla soffocante tutela militare degli Stati Uniti, a partire da quella Nato che non ha più alcuna ragione d’essere dopo il crollo dell’Unione Sovietica. Un’Europa che voglia essere veramente indipendente deve essere unita, neutrale, armata e nucleare, tale cioè da disporre del deterrente necessario per scoraggiare eventuali ricatti atomici e delle forze convenzionali sufficienti per fronteggiare, senza pelose supervisioni, i conflitti che la interessano più da vicino, com’è il caso della Jugoslavia. L’Ueo è solo una parodia di ciò che l’Europa unita dovrebbe essere militarmente.

Un’ Europa veramente indipendente non può essere quella puramente affaristica, quando non camorristica, fintamente egalitaria, della Cee, ma deve essere un’Europa che ruoti realisticamente intorno al ricostituendo asse politico e militare franco-tedesco perché solo con una leadership forte e credibile, capace di decisione, può tornare a contare qualcosa. Non è certo un caso che francesi e tedeschi siano stati i più risoluti nel cercare di risolvere la tragedia jugoslava in un ambito europeo. La Germania è il giusto punto di equilibrio fra est e ovest, nord e sud del continente ed è destinata ad assumere nei confronti dell’Europa il ruolo fin qui tenuto dagli Stati Uniti.

Infine un’Europa che voglia essere veramente indipendente deve essere di- sposta a rischiare il sangue dei suoi soldati per la difesa della propria libertà e di quella dei popoli che la compongono, essendo ben consapevole che, a differenza di ieri, questo rischio non è più teorico oggi che, finito l’incubo nucleare, rinasce prepotentemente la possibilità delle guerre convenzionali. Certo ci si può anche chiedere se nell’Europa opulenta degli anni ‘90 valga la pena di rischiare la vita per la libertà di chicchessia.

Ma come ha scritto Baget Bozzo (anche dai preti, ormai, ci tocca andare a prendere lezioni di coraggio): «Quando non si trovano ragioni per la dignità del morire, non si trovano nemmeno quelle per la dignità del vivere».

pubblicazione: 24/10/2003

Categoria:
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