Politica :: Società :: Di Pietro, non fare la spalla di Conso

 :. Home  :.  Politica  :.  Società  :. Politica :: Società :: Di Pietro, non fare la spalla di Conso





babelecase annunci immobiliari
babelearte artisti dal mondo
itinerari turistici italiani
ecosalute prodotti naturali
myverona - turismo a verona
Denaro
Economia
Guadagnare con Internet
Politica
Berlusconi
Chiesa e religione
Cronaca
Cultura
Diritto
Far Spettacolo
Federalismo
Giustizia
Informazione, stampa e libertà d'opinione
Personaggi
Politica Estera
Politica interna
Questioni Piacentine
Recensioni
Reportage
Società
Sviluppo tecnologico





Di Pietro, non fare la spalla di Conso

Massimo Fini da L'Europeo del: 25/06/1993
Di Pietro c’è ricascato. Per la seconda volta ha proposto «un’uscita da Tangentopoli», come già aveva fatto cinque mesi fa dando poi la stura al famigerato decreto Conso. Ma se allora la sua sortita poteva essere un’ingenuità o un’imprudenza, oggi appare molto meno innocente e casuale sia perché fatta anche a nome di altri magistrati del pool di Mani pulite sia, e soprattutto, perché sembra concertata col governo.
E infatti il ministro della Giustizia si è gettato a pesce sul ghiotto boccone dichiarando che, o caso o miracolo, stava preparando proprio un decreto legge dai contenuti più o meno simili alla proposta di Di Pietro.
C’è da chiarire subito, in via preliminare, che i magistrati non hanno la disponibilità delle inchieste che conducono. Ci mancherebbe altro.
Di Pietro e gli altri giudici di Mani pulite non hanno alcun titolo per proporre, o peggio dettare, nuove regole sulle inchieste in corso, sono anzi gli ultimi autorizzati a farlo pena l’inquinamento della loro delicatissima funzione che è unicamente quella di applicare la legge, così com’è, senza curarsi delle eventuali conseguenze negative.
La cosa è cosi ovvia che persino un Silvano Labriola si è potuto permettere di bacchettare i magistrati di Mani pulite affermando giustissimamente: «Penso che la via d’uscita da Tangentopoli sia una sola: le sentenze».
Del resto, perché mai si dovrebbe «uscire da Tangentopoli»? Si teme I’ingolfamento degli uffici giudiziari? Ma via. Non saranno certo le 50 o 100 o 200 inchieste di Mani pulite quelle che paralizzano la macchina della giustizia, quando in Italia pendono decine di migliaia di procedimenti inevasi.
Il problema della lentezza della giustizia esiste, ed è gravissimo, ma va affrontato con provvedimenti di carattere generale, come, per esempio, la depenalizzazione dei reati minori (fra i quali non rientrano certamente la concussione, la corruzione, la violazione della legge sul finanziamento pubblico dei partiti) o con l’abolizione, sul modello inglese, della obbligatorietà del- l’azione penale, non con interventi che, comunque li si voglia presentare, sono predisposti per una particolare categoria di persone, i politici.
Proprio per mascherare questo strano modo di intendere la giustizia, non secondo la tipologia dei reali ma secondo quella dei rei, il progetto Di Pietro-Conso (così ormai dobbiamo chiamarlo) prevede l’introduzione del patteggiamento per tutti i reati, anche i più gravi. In tal modo, si dice, non si lede il principio di uguaglianza (Conso al Corriere, 12/6). Ma una giustizia che arriva a patteggiare sull’omicidio ha finito di esistere.
Nel progetto Di Pietro-Conso si allarga ulteriormente la legislazione premiale che ha già causalo tanti guasti. Ma se per mafia e terrorismo l’introduzione dei «pentiti» aveva almeno il senso di scardinare organizzazioni criminali estremamente compIesse e sfuggenti, qui non ne ha alcuno visto che la meccanica del sistema delle tangenti è ormai chiarissima e i relativi reati, cosi come i rei, facilmente perseguibili.
Nel progetto Di Pietro-Conso il politico, l’amministratore pubblico, l’imprenditore corrotto accede alle agevolazioni (patteggiamento, sconti di pena fino alla metà) se «racconta tutto ciò che sa». Ma come si fa a esserne sicuri? Uno potrebbe confessare di aver grassato per cento invece che per mille e cavarsela a buon mercato. Oppure il giudice deve controllare tutto e allora si vanifica quell’accelerazione dei procedimenti che sarebbe alla base della «via d’uscita».
Del tutto incomprensibile è poi la pena dell’interdizione dai pubblici uffici. Perche per i reati più gravi contro la Pubblica amministrazione tale pena (compresa l’ineleggibilità parlamentare) esiste già e se per caso si pensasse di estenderla anche a quelli minori si andrebbe fatalmente incontro agli annullamenti da parte della Corte di Cassazione perché verrebbe leso quel principio basilare per il quale l’imputato ha diritto di essere giudicato secondo la legge vigente al momento in cui ha commesso il reato (se gli è più favorevole).
Come tocco finale questo pateracchio dovrebbe essere gestito dal ministro Conso, firmatario di quell’indecente decreto colpo di spugna che per poco non provocò una rivoluzione popolare e dal quale, adesso, il Guardasigilli si dissocia dichiarando in giro che gli fu imposto dai politici (intervista alla Repubblica, 12/6). E allora perché non si dimise? Se questo è un ministro della Giustizia. Anzi, se questo è un uomo...

pubblicazione: 24/10/2003

Categoria:
Politica » Società

Area Geografica
Europa » Italia

massimo fini

Annunci Immobiliari | Immobili Milano | Mutui Case | Prestiti Facili  
Politica :: Società :: Di Pietro, non fare la spalla di Conso
Di Pietro, non fare la spalla di Conso, , [b]Massimo Fini da L'Europeo del: 25/06/1993[/b] Di Pietro c’è ricascato. Per la seconda volta ha proposto «un’uscita da Tangen
Politica, Società, , mutui, finanza, mercato azionario, borsa e monete, fisco, prestiti personali, prestiti al consumo, conti correnti
esecuzione in 0,281 sec.
2 visitatori connessi