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Della qualità della Vita.

L'invenzione del RUDO

Innegabile è che la più appariscente e scomoda invenzione del nostro secolo sia stato il rudo (l'immondizia NDR), ma per arrivare ad un simile livello di perfezione nel produrlo abbiamo fatto moltissima fatica. Per riuscire a creare quelle montagne di pattume che disegnano nuovi paesaggi suburbani abbiamo dovuto impegnarci fino al punto di modificare il nostro modo di pensare, di aprocciarci alla vita. Se usiamo un minimo di umorismo possiamo chiamare questo processo la "rivoluzione culturale di fine millennio" scoppiata già all'inizio del 1900 e concretizzatasi con la materializzazione del miraggio del benessere. Mai è stato codificato in cosa consistesse il miglioramento della qualità della vita e generalmente tutti siamo stati indotti a confonderlo con l'aumento del denaro nelle nostre tasche, trascurando il fatto che se da un lato aumentava la nostra ricchezza monetaria, dall'altro si stava immondamente depauperando il nostro patrimonio ambientale, che è anch'esso ricchezza ed è inestimabile. Così cent'anni fa ai nostri nonni era concesso l'usare le sponde di Po come stabilimenti balneari, mentre oggi comincia a non potersi più usare nemmeno l'adriatico ed ai nostri nipoti, se si continua di questo passo, come par essere, non verrà più concesso nemmeno il piacere d'un bagno tra gli scogli della Sardegna del nord (al sud ci sta già pensando il Sulcis, in nome del progresso, a colorare di scuro l'acqua del mare). Pensate al piacere ormai perduto dei nostri avi marinai nel mangiarsi un piatto di cozze senza avere il patema di prendersi qualche epatite o qualcosa di peggio. E potrei riempire pagine e pagine nell'elencare ricchezze che oggi sono state perse, o meglio, dimenticate. Ma abbiamo le tasche piene, tempo fa si parlava di pancia piena ma ormai non v'è più equivoco, nell'epoca delle diete, senza dubbio si deve parlare di tasche piene. Ed il punto essenziale della metamorfosi del nostro pensiero sta nell'aver modificato i parametri sulla base dei quali giudichiamo l'uomo: non più i valori fondamentali quali l'onestà, la fedeltà o la coerenza, ma la capacità di produrre denaro. L'essere ricco ed il mostrare la propria ricchezza ci rende socialmente apprezzati, ricercati e realizzati. Da tempo si è persa la sana abitudine di differenziare l'uomo onesto dal ladro, semplicemente valutiamo la sua camicia: se ha i polsi sgualciti allora è un uomo che vale poco: in somma, abbiamo infilato tra l'antiquariato il vecchio detto "L'abito non fa il monaco". Poco importa se chi, nonostante tutto, è rimasto fedele a quei vetusti valori oggi è frustrato: se l'è cercata ed è per questo un fesso. Ma l'ipocrisia è diventata uno dei punti di riferimento fondamentali del nostro pensare, ovvero, nonostante i dati di fatto, continuiamo a far finta che i vecchi valori rinnegati rimangano validi. Così gli italiani han levato cori indignati ai rei di corruzione e concussione solamente quando sono iniziate le indagini sui tangentocrati della prima repubblica, non prima: c'erano tutte le evidenze per riconoscere la laidezza di De Michelis, le ruberie di De Lorenzo e la mafiosità di Gava, ma nonostante le invettive proposte nei bar dai virtuosi dilettanti della dialettica politica ovvero quasi tutti gli Italiani maggiorenni, la DC continuava ad essere il partito di maggioranza relativa ed il PSI faceva l'ago della bilancia governando con i bianchi o con i rossi a seconda di chi era più forte. Complessivamente i partiti Sistema, quelli che hanno fatto della imperfetta democrazia italiana un regime governato dai partiti, la partitocrazia, appunto, prendevano 30 milioni di voti. L'imitare l'analisi suggerita dall'invenzione del rudo ad un esame della più deleteria mentalità Italica è comunque riduttivo poiché, se pur è innegabile che nel nostro paese la situazione sia molto più grave che altrove, il problema della caduta di quei valori fondamentali propri della tradizione occidentale è diffuso a tutte le nazioni evolute. New York, Francoforte, Parigi, sono sepolte dal pattume. I Paesi più saggi hanno attuato sistemi di incenerimento e di riciclaggio, i più previdenti stanno promuovendo studi sul problema, la situazione è comunque destinata a peggiorare perché la soluzione non va cercata agendo sul rudo: non si risolverà nulla fino a quando non si agirà sul costume. Abbiamo spinto i consumi ad un livello impensabile soltanto pochi decenni fa e per riuscirci abbiamo inventato nuovi bisogni trasformando il superfluo in indispensabile. Ma quale progresso, se per fare un bagno in Trebbia ci tocca andare fino a Marsaglia infilandoci in una scatola di latta (l'automobile) incastrata tra tante sue simili in una coda interminabile di 40 kilometri. Ci fosse un trenino, di quelli che seguono percorsi serpeggianti tra le balze di mezza collina, rispettoso del fascino della valle, No, Superstrada, Viadotti, Motori accesi per chilometri, Gas e Rumore, Fanali accesi a comporre una scia luminosa che pare infinita, accecante, eppure ogni domenica rifacciamo lo stesso errore, anche se ormai la gita a Bobbio non ci appaga più. Malessere, Stress, Ritmi frenetici, disumani. Nonostante la tecnologia abbia permesso all'uomo di appagare i suoi bisogni essenziali con poca fatica, ne sono stati inventati di nuovi in tale quantità da rendere la vita moderna più faticosa di quella antica. E non è una dichiarazione d'amore d'un nostalgico ai bei tempi andati, il progresso c'è stato è innegabile, ma se imparassimo che la notte sopra le nostre teste v'è un cielo stellato che merita d'esser scrutato nelle sue profondità non solo col bene della vista, ma lasciando che la nostra mente venga catturata dal fascino di quegli infiniti spazi bui, allora, forse, scopriremmo la dimensione spirituale che è nella natura umana. Soprattutto impareremmo ad aborrire quell'accecante scia di fanali che riempie la val trebbia ogni notte durante l'estate.
Stefano Torre (consigliere comunale a Piacenza)

pubblicazione: 08/11/2003

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