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Dalla Somalia dobbiamo andarcene in gran fretta

Massimo Fini da L'Indipendente del: 17/06/1993

Cosa si aspetta a fermare quell’operazione dell’Onu che porta il nome beffardo di “Restore Hope”, “restituire la speranza”? Non si tratta di essere “irakeni”, comunisti, neocomunisti, ex comunisti, cattocomunisti, terzomondisti, pacifisti ad oltranza come scrive, sull’Indipendente di ieri, Maurizio Molinari. È che, con tutta evidenza, e com’era facile prevedere, la missione dell’Onu è fallita.

La spedizione internazionale in Somalia era stata lanciata con l’ambizioso obiettivo di essere “la prima operazione militare-umanitaria della Storia”. Si voleva impedire ai somali di ammazzarsi fra di loro.
Può darsi che i somali oggi si ammazzino di meno, però, al loro posto, provvediamo abbondantemente noi, maciullandoli in gran quantità, compresi bambini e donne. Li dovevamo salvare dalla fame e stiamo risolvendo il problema eliminandoli a mucchi. Diciamo di essere andati in Somalia per tagliare le unghie “ai Signori della I guerra” locali, in realtà degli straccioni, e, per farlo, scaraventiamo sul posto un “Signore della guerra” vero (qual è l’ America che si nasconde ed opera dietro le bandiere Onu) il quale, avendo ben altre armi, fa sfracelli molto più gravi di quelli che si vorrebbe evitare.
Tutto ciò è privo di senso. Forse che un sommalo morto per mano Onu o americana o pakistana o italiana è meno morto di un sommalo per mano somala?
Perche i somali non hanno il diritto di risolvere da se le proprie questioni e di avere dei morti ammazzati almeno in conto loro invece che in conto altrui? Perche noi occidentali andiamo sempre ad intrometterci in questioni che non ci riguardano?

Il lettore Umberto Gonella mi scrive che ragionare così è ragionar da egoisti. Che noi occidentali, si tratti di Somalia o di Bosnia, abbiamo il dovere di impedire i massacri che avvengono a qualche migliaio o centinaio di chilometri da noi. Che in quanto popoli civili abbiamo il diritto e il dovere di mettere in riga quelli incivili che non sanno resistere alla tentazione di azzuffarsi, che non conoscono la democrazia, che hanno attitudini tribali. In base a queste pie intenzioni secondo Maurizio Molinari e Alberto Pasolini Zanelli bisognerebbe tornare all’istituto coloniale del “mandato” per cui “quando un Paese ha bisogno di aiuto per sopravvivere, un altro si impegna a fornirlo e l’Onu sorveglia tutto” (Molinari, L’Indipendente, 16/6). Bisognerebbe innanzitutto decidere chi decide quando “un Paese ha bisogno di aiuto” (qui custodiet custodes?) e se un Paese dev’essere aiutato a forza, anche contro la sua volontà.
Ma, a parte questo, brilla qui la perenne convinzione occidentale di appartenere ad una civiltà superiore. È un vizio antico che nasce con l’evangelismo e la misericordiosa necessità di portare la “buona novella” a tutti. Su questo vizio oscuro, che segnerà l’intera storia dell’Occidente, sono nati l’ eurocentrismo, il colonialismo, l’ imperialismo, il totalitarismo, sia quello classico sia quello di nuovo conio, vale a dire il totalitarismo democratico-industriale che considera inaccettabile tutto ciò che é “altro da sé”. Volendo portare il nostro aiuto dappertutto abbiamo distrutto l’equilibrio di interi continenti, Africa in testa (l’ Africa stava molto meglio quando si aiutava da sé).
Quando capiremo che gli altri popoli vanno rispettati nella loro diversità, la diversità della loro cultura, della loro tradizione, del loro stadio di sviluppo, della storia che così li ha fatti?
Quando noi, che nel ‘900 abbiamo scatenato due spaventosi conflitti, e che quindi non abbiamo in materia alcuna autorità morale, ci renderemo conto che ci sono situazioni in cui il conflitto è necessario e che fra i diritti dei popoli c’è anche quello, sacrosanto, di farsi la guerra in santa pace senza pelose intromissioni che, come la Storia dimostra ampiamente, finiscono per essere “un tacòn pegior del buso”? Quando la smetteremo di pretendere di portare la democrazia, la prosperità, la pace sulla bocca dei nostri fucili, anzi dei nostri “missili intelligenti”?

Se vogliamo davvero fare qualcosa per questi popoli che, con grande nostro scandalo, fanno oggi quello che noi abbiamo fatto fino a ieri, e che per altro continuiamo a fare sulla loro pene (in spirito umanitario, per carità, e in nome della pace, va da sé) l’unica è smetterla di rifornirli delle nostre armi micidiali. Ma questo non sarà mai. Perche nel mondo industrializzato, dell’Ovest come dell’Est, tutto turba le “anime belle” e tutto olet. Tutto, tranne il danaro.


pubblicazione: 24/10/2003
aggiornamento: 04/11/2003

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