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Usa e Nato mostrano di voler proteggere solo i loro interessi nei Balcani. Appoggiando gli indipendentisti albanesi contro i serbi ma lasciando i guerriglieri di Ocalan in balia dei turchi.
Massimo Fini da Il Borghese del: 03/03/1999
E’ da quando sono iniziati i negoziati di Rambouillet fra serbi e indipendentisti albanesi del Kosovo che Belgrado è costretta a trattare con la pistola alla tempia degli americani che minacciano bombardamenti Nato in Jugoslavia.
Si tratta di quegli stessi americani i cui servizi segreti, non più tardi di qualche giorno fa, si sono dati maledettamente da fare per catturare il capo indipendentista curdo Ocalan e consegnarlo graziosamente ai turchi. Ciò è curioso. Che differenza c’è fra il PKK, il partito indipendentista curdo di cui Ocalan è leader, e l’UCK, l’esercito di liberazione dei kosovari, fra la lotta armata cruda contro la Turchia e la lotta armata dei kosovari contro la Serbia, fra il terrorismo curdo e il terrorismo kosovaro e, insomma, fra la situazione del Kurdistan occupato dai turchi e il Kosovo governato dai serbi? Sembrano proprio la stessa cosa. E semmai se differenze esistono sono tutte a favore dei curdi e dei serbi e non degli albanesi kosovari e dei turchi. I curdi stanno su una terra che abitano ed è loro da sempre e che, non per nulla, prende il nome di Kurdistan, i kosovari albanesi abitano in una regione che è serba da più di mille anni e se, nel tempo, sono diventati maggioranza è perché fanno più figli. La repressione serba,contro la guerriglia e il terrorismo degli indipendentisti kosovari è stata dura, a volte inumana, ma non si sono mai visti aerei di Belgrado bombardare le città del Kosovo come invece fanno da decenni i Phantom turchi sui villaggi curdi, nè si sono mai visti «squadroni della morte» (civili armati e non inquadrati nell’esercito o nella polizia) fare in Kosovo raid bestiali, ammazzando uomini, donne e bambini, come invece avviene quotidianamente nel Kurdistan turco col bene- placito e l’input del governo di Ankara. Il Kosovo ha goduto, per molto tempo, di un’ampia autonomia, il Kurdistan turco mai. Adesso questa autonomia non c’è più, spazzata via da una stolida decisione di Milosevic dieci anni fa, ma la situazione degli abitanti del Kosovo di etnia albanese non è nemmeno lontanamente paragonabile a quella dei curdi non solo del Kurdistan ma della Turchia propriamente detta.
In Turchia i curdi non possono nemmeno usare la loro lingua. I’ altro giorno un famoso cantante curdo, Ahmet Kaya, è stato aggredito a Istanbul per aver fatto un discorso in lingua curda. Non è che l’ultimo di una serie infinita di episodi analoghi. Alcuni anni fa addirittura dei parlamentari di origine curda vennero messi in galera per aver usato, nei loro comizi, il curdo. Del resto in Turchia i curdi non possono nemmeno essere chiamati e chiamarsi tali, devono essere definiti «turchi di montagna». In Serbia nessuno ha mai impedito agli albanesi di parlare albanese e di dirsi albanesi. Certo sarebbe difficile definire la Serbia di Milosevic un Paese democratico, ma rispetto alla Turchia appare come l’Eden del liberalismo. Ad Ankara un’offesa al governo costa l’arresto; in Serbia, Milosevic e i suoi sono quotidianamente ricoperti di insulti, di sarcasmi e oggetto di una satira feroce da parte dei giornali delle opposizioni. Ma nessuno è mai andato in galera per questo. L’ attuale governo di Ankara è il prodotto di un golpe , dei militari che hanno spodestato con forza il premier musulmano moderato Necmettin. Milosevic, piaccia o no, ha vinto regolari elezioni.
Le prigioni di Belgrado sono un brutto posto, come tutte le prigioni del mondo, ma non hanno nulla a che vedere con quelle turche per chi solo ricordi il film Fuga di mezzanotte che riprendeva una vicenda tratta dalla realtà. Nè in Serbia si è mai vista una gogna come quella a cui è stato sottoposto Ocalan dopo la cattura. Eppure la pistola degli americani e della Nato resta puntata alla tempia dei serbi in favore degli indipendentisti kosovari, laddove questa stessa pistola, solo l’altro ieri, è stata puntata alla schiena dell’indipendentista Ocalan in favore della Turchia.
Del resto la Turchia è anche un commendevole membro della Nato. Per cui, se le minacce americane diventeranno realtà, potremo vedere uno Stato che schiaccia il proprio indipendentismo nel modo più sanguinario aggredirne un altro, via Nato, in nome della libertà dei popoli. Sulla Stampa del 21 febbraio, Barbara Spinelli spiega questi due diversi pesi e misure col fatto che gli indipendentisti albanesi sarebbero democratici mentre quelli curdi no. A parte che è un’affermazione ridicola e completamente falsa, da quando in qua la legittimità della lotta di un popolo che si batte per la propria libertà si misura con la patente più o meno democratica dei suoi movimenti insurrezionali?
La scelta a favore dei kosovari e contro i curdi dipende semplicemente dagli Stati Uniti che hanno interesse a tenersi buona Ankara e le sue basi per poter bombardare più comodamente oggi l’Iraq e domani qualcun altro e ad affermare, umiliando ulteriormente la Serbia, la propria egemonia nei Balcani.
In questa sporca storia la democrazia, le aspirazioni dei popoli alla libertà, i diritti umani, i grandi principi non c’entrano niente. Contano solo gli interessi americani che la zelante Barbara Spinelli è disposta a servire ricorrendo anche ai sofismi più grotteschi.
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