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Cossiga scelga: o fa l’arbitro o fa il giocatore

Il Presidente non è più difendibile. Ha accumulato tante interferenza nelle autonomie di organi costituzionali e partiti, da essersi messo fuori gioco.

Massimo Fini da L'Europeo del: 20/03/1992
Certo che ha delle belle pretese il presidente Cossiga. «Mi attendevo», ha dichiarato, «delle parole chiare da parte del presidente del Consiglio che nell’interesse del Paese, dicesse, che io non ho violato la Costituzione, che io ho sempre rispettato il Parlamento e il Governo». Ha delle belle pretese il presidente perché, nell’ultimo anno e mezzo, ha fatto esattamente tutto ciò che ora vorrebbe, «nell’interesse del Paese», si negasse abbia fatto.

Ha attentato, riuscendovi, all’indipendenza del Governo costringendolo, col ricatto di una grottesca e incostituzionale «auto- sospensione», ad allinearsi sulle sue posizioni sulla vicenda Gladio. Ha vilipeso il Parlamento nel suo complesso definendolo una accozzaglia di «zombie» e di «superzombie» e nei suoi singoli insultandone direttamente alcuni membri a botte di «piccolo uomo e traditore» (Onorato) «cappone» (Galloni), «sciocco ragazzo» (Lusetti), «poveretto» (Flamigni), «zombie con i baffi», (Occhetto), «analfabeta di ritorno» (Zolla) «emerito mascalzone, piccolo e scemo» rifilato a Paolo Cabras insieme all’invito a non rieleggerlo, con tanti saluti alla libertà del voto. Ha minacciato una crisi istituzionale perché due parlamentari avevano concesso interviste a un giornale a lui non gradito a attentando cos alla libertà di espressione di membri del Parlamento (caso la Repubblica-Gava-Mancino).
Ma nei confronti del Parlamento il presidente ha fatto anche di peggio: gli ha aizzato contro i carabinieri dando così corpo, per la prima volta in Italia, a ipotesi di colpo di Stato militare (caso Cocer).

In quanto alle violazioni della Costituzione non si contano più. Variano dalle ingiurie e intimidazioni al giudice Casson reo di aver condotto un’inchiesta che al presidente non garba, alla pretesa, avanzata al Csm, di punire lo stesso magistrato accompagnata però dal rifiuto di spiegare di quali mai colpe si fosse macchiato, alle pesanti insinuazioni nei confronti di un altro giudice, Michele Cairo, per un provvedimento (un decreto di archiviazione) preso nella sua piena autonomia di magistrato, alla richiesta di dimissioni del presidente della Corte costituzionale perché osò dissentire dall’opinione dell’ onorevole Craxi (caso Gallo), fino alla minaccia di usare dossier dei servizi segreti contro un partito. Ci sono poi le infinite «esternazioni» contro questa o quella formazione politica a cominciare da quel «criminali» affibbiato alle Leghe, in piena campagna elettorale per le amministrative, da cui tutto principiò, per continuare poi con gli ,attacchi alla Dc, al Pds, alla Rete, al Pri Anche nel discorso in cuI lamentava di non essere stato adeguatamente difeso da Andreotti il capo dello Stato ha trovato il modo di intromettersi in questioni che in nessun modo sono di sua pertinenza. Cossiga ha infatti accusato Andreotti di voler riproporre il compromesso storico. L’onorevole Andreotti, come qualsiasi altro parlamentare, come ogni cittadino, ha diritto di fare le proposte politiche che crede. Spetta caso mai all’elettorato, ai partiti, ai loro rapporti di forza, stabilire se un’ipotesi del genere, come qualsiasi altra, è praticabile, non certo a un presidente della Repubblica che ha ormai abbandonato il suo ruolo costituzionale di arbitro per entrare in campo a fare il dodicesimo giocatore con la pretesa, oltretutto, di continuare a fischiare i falli.

Minacce, ricatti, intimidazioni, insulti, continue interferenze nella autonomia degli altri organi costituzionali e nel libero gioco delle forze politiche: questo è il patrimonio accumulato da Francesco Cossiga nel suo ultimo anno e mezzo. La Democrazia cristiana che è stata uno dei bersagli costanti e preferiti da Cossiga, si è sempre opposta al procedimento, avviato dal Pds, per la messa in stato di accusa del presidente della Repubblica per «attentato alla Costituzione», sostenendo che ne mancano le «basi giuridiche». Devo dire che, personalmente, non posso non ammirare la calma e il controllo dei nervi di uomini come Arnaldo Forlani e Giulio Andreotti. Ma ci si chiede che cosa mai debba fare un presidente della Repubblica per incorrere in questo reato e che cosa si aspetti ancora che faccia.


pubblicazione: 24/10/2003

Categoria:
Politica » Cultura

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Cossiga scelga: o fa l’arbitro o fa il giocatore, Il Presidente non è più difendibile. Ha accumulato tante interferenza nelle autonomie di organi costituzionali e partiti, da essersi messo fuori gioco., [b]Massimo Fini da L'Europeo del: 20/03/1992[/b] Certo che ha delle belle pretese il presidente Cossiga. «Mi attendevo», ha dichiarato, 
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