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Massimo Fini da Il Giorno del: 05/07/2001 L’altro giorno i Tiggì hanno dato con una certa enfasi e commozione la notizia, presentata come «lutto nel mondo della Tv», della morte del cano Turbo, interprete della fiction che porta il suo nome, de «Il maresciallo Rocca» e di infiniti spot pubblicitari, «spentosi all’età di dodici anni».
Io sarò fatto a modo mio, cioè sbagliato, ma ho immediatamente pensato alle decine di persone che ogni giorno muoiono in Italia, gente che magari ha lavorato una vita, senza aver l’onore d’una menzione, d’un ricordo, d’una parola non dico in Tv ma nemmeno sull’ultimo giornaletto parrocchiale o di circoscrizione, solo perché non fan parte, nemmeno in forma canina, dello star-system televisivo.
C’era, in quella notizia, qualcosa di offensivo e di oltraggioso per le migliaia di persone che muoiono ogni giorno, in Italia e nel mondo, in silenzio, senza lasciare pubblica traccia di sé. E’ più importante un cane, per quanto famoso, o un uomo, per quanto ignoto? Oltre che all’ammirazione sconsiderata per tutto ciò che passa in Tv, si tratti anche di Adriano Celentano, che la morte di un cane faccia più notizia di quella di un uomo, che sia data come se si trattasse di una persona (significativo è quel «si è spento») è dovuta al crescente animalismo, che è una sorta di malattia infantile dell’ecologismo.
Gli animalisti sostengono che tutte le creature hanno pari dignità e che la dobbiamo smettere di essere antropocentrici. Ma proprio perché siamo animali come gli altri abbiamo almeno gli stessi diritti. E come il gatto gattocentrico e il leone leoninocentrico, e si stupirebbe molto se qualcuno gli andasse a dire che è immorale divorare l’antilope, così l’uomo ha il diritto, il sacrosanto diritto, di sentirsi antropocentrico e di trattar gli animali come tali, che è poi anche il miglior modo di rispettarli.
Il modo migliore di rispettare i cani e quindi di trattarli da cani, invece di infiocchettarli, di infilarli in cappottini, di phonarli, di imbellettarli, di usare per loro particolari e specialistiche linee di cosmesi, di amarli come e più dei figli, magari di farne degli attori e dei personaggi da star-system, e insomma di umanizzarli in tutti i modi rendendoli delle grottesche parodie di se stessi. Il miglior modo di rispettare i cani e di fargli fare una vita da cani. E anche una morte da cani, senza offendere gli uomini.
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