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Com’è banale il bombardamento in tv

Si sa tutto ma sfortunatamente non si capisce niente e anche i morti sembrano finti

Massimo Fini da L'Europeo del: 01/02/1991
Il protagonista della guerra del Golfo non è stato I’ F117 Stealth, I’aereo invisibile che sfugge ai radar, nè I’F111, il bombardiere supersonico che vola a 2.000 chilometri l’ora sparando bombe «intelligenti» che individuano e colpiscono il bersaglio con uno scarto di centimetri, nè l’ Awacs, l’areo-radar che, volando fuori dalla mischia, «vede» ogni bersaglio in movimento e lo segnala ai caccia, nè l’Ef Ravel che, lanciando falsi segnali elettronici, manda in tilt i dispositivi d’avvistamento.

Il protagonista assoluto della guerra, almeno nei primi giorni, è stata la Tv. E poco importa che più che di telecronache si sia trattato di radiocronache, il fatto è che la Tv ha dato minuto per minuto la «guerra in diretta». Persino Bush e il segretario americano alla Difesa Dick Cheney, hanno ammesso di aver passato le due prime notti di guerra incollati alle trasmissioni della Cnn.

Il risultato di questo «bombardamento» televisivo non è stato quello di «spettacolarizzare» la guerra (perché quella
tecnologica, in realtà, è e anche una guerra invisibile o quasi), ma sicuramente di banalizzarla e, in una,qualche misura di
innocuizzarla. Non c’è niente da fare: vista in Tv la guerra non sembra del tutto vera. Ciò dipende, a mio avviso, da due fattori.
Il primo è che la Tv, attraverso migliaia di ore di fiction, ci ha abituato alla violenza, l’ha resa quotidiana e immaginaria. Per cui
quando questa si presenta nella realtà stentiamo a riconoscerla. Mi ricordo che la prima volta che andai a New York non mi sembrava di essere veramente a New York, ma in un film su New York. Me ne resi conto solo quando scorsi la «skyline» dei famosi grattacieli riflessa in una vetrata, cioè quando vidi New York nel modo in cui ero abituato a vederla: attraverso la
mediazione di un’immagine. In secondo luogo è proprio il mezzo, la Tv, che banalizza e appiattisce, irrimediabilmente, tutto
ciò che tocca. Non tanto per le sue qualità intrinseche, ma per il luogo in cui è collocata: casa nostra.

È possibile che mentre noi mangiamo gli spaghetti o beviamo una Coca seduti tranquillamente nel nostro salotto là, oltre lo schermo, della gente
muoia veramente? No, non è possibile. I nostri sensi, per difenderci da un coinvolgimento che altrimenti ci schianterebbe o, quantomeno, ci impedirebbe di mangiare gli spaghetti e di bere la Coca, rifiutano questa possibilità. Restiamo nel film.

La forza della guerra è però tale che, per quanto banalizzata, innocuizzata e resa quasi irreale dalla Tv, ha avuto ugualmente un impatto notevole sulla gente. Nei primi giorni i ristoranti, le discoteche, i cinema erano semideserti. Non è questione, come si è scritto, di paura. Per quanto gli italiani siano ridicolmente apprensivi (come dimostrano episodi di accaparramento che non si sono verificati nemmeno nei paesi coinvolti direttamente dal conflitto) sanno benissimo che la guerra è sufficientemente lontana da non costituire, per loro, un reale pericolo. La verità è che gli italiani hanno disertato i ristoranti, i cinema, le discoteche perché hanno passato le loro notti e i loro giorni attaccati alla Tv, morbosamente attratti dalla guerra, da questo fatto enorme, sconvolgente che è la guerra. E la guerra, per quanto banalizzata e innocuizzata dalla Tv, ha fatto riscoprir loro, almeno per un momento, l’essenziale disvelando crudamente il superfluo, l’inutile, I’inautentico, il ridicolo, vale a dire tutta la pseudorealtà che ci circonda. Dopo aver visto e sentito quel che accadeva a Bagdad, o a Tel Aviv, le apparizioni di Simona Marchini o di Raffaella Carrà o di Pippo Franco avevano qualcosa di grottesco e di irreale. Come irreale appariva la pubblicità (ed infatti i principali network americani stan perdendo quattrini perché le aziende hanno deciso di togliere gli spot tanto sembravano incongrui accanto alla guerra). Come irreali apparivano i Craxi, i Forlani, i De Mita e i loro bla bla spazzati improvvisamente via da qualcosa di serio.

«La guerra», scrive Rudolf Binding, è una maestra che insegna a diventare silenziosi». Nemmeno la Tv, dunque, ce l’ha fatta a distruggere completamente la forza della guerra. Ma è riuscita ugualmente a realizzare uno dei tanti paradossi del mondo moderno. Grazie alla Tv che ci informa minuto per minuto, che ci dà gli avvenimenti .in tempo reale», di questa guerra si sa tutto, ma non si capisce niente. Forse è proprio per l’eccesso di informazione. Le notizie si accavallano, si inseguono, si aggrovigliano, si elidono.

Certo è che la confusione è tanta. Gli alleati hanno fatto, nei primi tre giorni, seimila incursioni aeree centrando, secondo il Pentagono, l’80% degli obiettivi, il che vorrebbe dire che 4.800 gangli vitali del sistema difensivo ed offensivo di Saddam Hussein sono stati annientati. Com’è possibile che l’Irak sia ancora in piedi? I missili americani saranno anche così intelligenti da poter centrare la capocchia di uno spillo, ma questo non dovrebbe impedir loro, dato il potenziale che portano, di distruggere, per centinaia di metri, tutto ciò che c’è attorno. Com’è possibile allora che i morti civili iracheni siano calcolati, da entrambi i belligeranti, in poche decine? E gli Scud iracheni saranno pure stupidi però hanno una carica di 200 chili di tritolo e sono caduti in alcune zone di Tel Aviv. Com’è possibile che ci siano solo dei feriti leggeri?

Forse è l’estrema sofisticazione della guerra tecnologica, la sua quasi invisibilità, che impedisce di raccapezzarsi. La Tv può dar conto del decollo di un bombardiere, di un rombo, di un’esplosione, di un crollo, ma il senso complessivo della guerra le sfugge come sfugge a chi la guarda. Probabilmente solo un gigantesco computer può decodificare una guerra di questo genere.

E monta il sospetto che, a onta della «guerra in diretta», gli antichi, su queste cose, ne sapessero di più di noi. In fondo da Maratona Filippide, correndo sulle sue gambe invece che sull’etere, riuscì almeno a portare ad Atene una notizia certa.

pubblicazione: 24/10/2003

Categoria:
Politica » Politica Estera

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