Politica :: Società :: Cardinal Martini, si tenga pure le pie illusioni.

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Cardinal Martini, si tenga pure le pie illusioni.

Macché uomini nuovi, macché etica, macché rinnovo morale delle coscienze. Il sistema delle tangenti si può abbattere in un solo modo.

Massimo Fini da L'Europeo del: 22/05/1992
Nel gran bailamme delle proposte, con le quali si proclama di voler ridurre drasticamente il fenomeno delle tangenti, alcune velleitarie, come il «numero verde» contro le mazzette (Confindustria), altre pie come le illusioni: «rinnovare moralmente le coscienze» (cardinale Martini), altre gattopardesche come l’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti (Psi) quando si sa che la grassazione politica ammonta a migliaia di miliardi laddove il finanziamento ne distribuisce un centinaio, altre che non c’entran nulla, come le riforme istituzionali ed elettorali, l’unica cosa seria, oltre che concreta, l’ha fatta il Pds romano ritirando tutti i suoi consiglieri di amministrazione dalle aziende municipalizzate della capitale e invitando i suoi rappresentanti a lasciare anche gli incarichi negli enti pubblici regionali.

È questa infatti la questione delle questioni che, per parte nostra, veniamo denunciando da almeno una dozzina d’anni su qualunque giornale ce lo consenta ( «I partiti vanno a petrolio», Il Lavoro, 7/ 11/80; «L’invadenza dei partiti», Il Giorno, 7/11/82; «I partiti pigliatutto», La Domenica del Corriere, 18/5/85; «Il governo governato dai partiti», L’Europeo, 25/3/88), e intorno alla quale invece, anche in questi giorni, si continua a girare senza affrontarla.

Se infatti i partiti possono lucrare tangenti e grassare appalti è perché occupano, spartendoseli, tutti gli enti pubblici, nazionali e locali, con propri uomini che formalmente vengono nominati dal governo o dalle amministrazioni periferiche, ma che in realtà sono imposti dagli stessi partiti secondo le regole del manuale Cencelli. L’elenco di questa occupazione abusiva, che non trova avallo nella Costituzione, è lungo ma val la pena di riproporlo ancora una volta perché dà conto della vastità del fenomeno.

Ci sono i grandi enti nazionali, l’Iri, con i suoi corollari della Stet, dell’Italstat, della Fincantieri, della Finmeccanica, dell’Alitalia, della Rai, delle tre banche di interesse nazionale (Credito italiano, Commerciale, Banco di Roma), l’Eni, con le varie Agip e il quotidiano Il Giorno, l’Efim, l’Eagc (Cinema) l’Eamo, ci sono tutte le Casse di Risparmio, tutte le Casse mutue e poi le aziende municipalizzate, gli enti di beneficenza, gli istituti per anziani, gli Iacp, gli ospedali, gli enti culturali, i teatri, i conservatori, gli enti fieristici, le mostre, le terme, le aziende di soggiorno, gli acquedotti, i porti, di tutte le città d’Italia. Finchè a dirigere questi enti ci saranno uomini dei partiti, che da essi dipendono per la nomina e la carriera, costoro utilizzeranno sempre gli appalti per estorcere denaro a favore delle forze politiche a cui rispondono e, già che si sono sporcati, per se stessi. E ciò avverrebbe anche se, per ipotesi, a capo di questi enti ci fossero delle persone tendenzialmente perbene e non dei mascalzoni patentati come i Chiesa e i Carriera.

Ma l’occupazione degli enti pubblici ha anche un altro risvolto, non meno grave. Manovrando questi enti non solo i partiti si autofinanziano, rubando, ma estorcono un consenso che altrimenti non avrebbero. Essi infatti si procacciano voti e appoggi in cambio di assunzioni clientelari e obbligano chiunque voglia fare carriera nell’amministrazione pubblica a infeudarsi a loro.

In pratica hanno imposto, per il vastissimo settore pubblico, la «tessera del pane», come durante il Ventennio fascista. E l’area del ricatto e della costrizione si allarga ulteriormente se si pensa che anche molte libere professioni sono oggi legate al settore pubblico. Chi conosce, per esempio, a Milano, un architetto o un progettista che non sia socialista o comunista?
La prima cosa da fare quindi non sono nè le riforme elettorali nè quelle istituzionali, ma è studiare un meccanismo che disancori completamente le nomine degli amministratori pubblici dai partiti. Sabino Cassese, il nostro maggiore esperto di Amministrazione pubblica, ha proposto l’esempio dei city managers, i funzionari di carriera britannici.

Non è poi così difficile. Basta volerlo. Altrimenti, passata la buriana di questi giorni, nuovi Mario Chiesa sostituiranno quelli vecchi e vecchi Bettino Craxi li spremeranno fino all’ultima lira. Nostra, naturalmente

pubblicazione: 24/10/2003

Categoria:
Politica » Società

Area Geografica
Europa » Italia

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Cardinal Martini, si tenga pure le pie illusioni., Macché uomini nuovi, macché etica, macché rinnovo morale delle coscienze. Il sistema delle tangenti si può abbattere in un solo modo., [b]Massimo Fini da L'Europeo del: 22/05/1992[/b] Nel gran bailamme delle proposte, con le quali si proclama di voler ridurre drasticamente il fenomen
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