|
MILANO - "È un regime. Ma certo, dal punto di vista televisivo non c'è altra definizione. Quando una sola persona ha praticamente sei televisioni, tre di proprietà privata e tre di servizio, quale spazio rimane agli altri?" Il giorno dopo le nomine Rai, che delineano, tra le proteste dell'opposizione, la nuova televisione italiana a reti unificate del centrodestra, Enzo Biagi commenta il rapporto tra potere politico e libertà di informazione nel nostro Paese.
Biagi, qualcosa da ridire sui nomi dei nuovi direttori? "No. Una buona parte di questi signori non li conosco nemmeno. La televisione si giudica dai programmi. Chi li fa, certo, è importante. Ma non mi pare sia un momento di grande splendore".
I programmi? Da quando in qua si parla di programmi? "Già. Io in Rai sento sempre parlare di persone, di spostamenti, di carriere. Mai di programmi. Non senti mai dire Tizio sta proponendo la tal cosa. Caio sta andando a fare la tal altra. È come stare al Giro d'Italia. Se metti le maglie capisci per chi corrono".
Le opposizioni denunciano una sorta di occupazione militare dell'informazione pubblica nell'era di Silvio Berlusconi. "L'era di Silvio Berlusconi non è l'era degli Orazi e dei Curiazi. Di solito non si è mai fatta una televisione di Stato. Si è fatta spesso una televisione di governo e anche di corrente. Questa è la Rai, che è lo specchio del Paese. Qui accade quello che accade con gli appalti".
Il consigliere Carmine Donzelli sostiene che con queste nomine "la Rai è stata ferita nel pluralismo". E sottolinea come in base al calcolo degli ascolti "il 95% del totale generale del sistema radiotelevisivo italiano è rappresentato da reti e testate controllate dalla maggioranza". "Condivido. Quella fatta da Donzelli è la radiografia della realtà. D'altra parte qual è il motto di Berlusconi? 'Ghe pensi mi'. Pensa lui a tutto, come presidente del Consiglio, come ministro degli Esteri[85] Tutti ci guardiamo con simpatia, ma la sua è smodata".
Resta il Tg3, con Antonio Di Bella, a presidiare un residuo di area ulivista nell'informazione televisiva. "Occupare un punto nel deserto non significa essere padroni del deserto".
Molti avrebbero visto con favore una candidatura di Enzo Biagi in Rai. "Io non sono candidato proprio a niente, tranne che alla sopravvivenza. E, ringraziando Dio, questa non dipende da Berlusconi".
Con questo clima che fine farà un programma importante come "Il Fatto" di Enzo Biagi? "'Il Fatto' finisce il 30 maggio. Poi saprò se hanno intenzione di farlo ancora o no. Il clima anche a me pare poco favorevole. Ma questi signori del clima prendano atto che è il programma 9 volte su 10 più visto della Rai. Controllare, prego. Ed è quello che porta più pubblicità. Se a loro non piace, mi dicano di togliere il disturbo. Così mi regolo se andare al natio borgo selvaggio a luglio piuttosto che ad agosto".
Che fare per il momento? "Resistere, resistere, resistere", come recita Borrelli? "Per me è più semplice dire: 'ognuno faccia la sua parte'".
(Repubblica 18 aprile 2002)
|