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Berlusconi: "Sono sceso in campo costretto dal popolo italiano"

"Per la politica ho lasciato tutto, ma era necessario per il Paese"

da REPUBBLICA 2.11.03

NEW YORK - E' entrato in politica perché "costretto dalle migliaia di persone che, arrivando fin sotto le finestre di casa" gli hanno chiesto di candidarsi. Così Silvio Berlusconi spiega in una intervista al settimanale americano New Yorker la ragione della sua celeberrima "discesa in campo" del 1993. Una sorta di moto popolare, a sentire il presidente del Consiglio.

"Sono stato costretto dal popolo italiano ad entrare in politica - dice il Cavaliere -, la gente veniva da me a migliaia, alle mie finestre, a casa mia, continuavano a chiedermi di candidarmi". E lui, "riflettendo che ero l'unico italiano con una popolarità oltre il 90 per cento, che ero popolare perfino tra la sinistra e che potevo rappresentare un'alternativa per gli elettori che non volevano votare per la sinistra e i comunisti", si è detto: "Devo farlo per dare dignità al passato degli elettori e per dare loro speranza per il futuro".

Una scelta fatta - è ancora Berlusconi che parla - con grande sacrificio, perché per la politica "ho lasciato tutto, ho lasciato ai miei manager e ai miei figli il compito di seguire le aziende". Poi, continua, "ho fondato un partito, ho vinto le elezioni, sono diventato primo ministro, tutto in due mesi. E l'ho fatto perchè era necessario per il mio paese".

Quindi il capo del governo passa a lodare la sua attività politica, e si assegna il premio-stabilità: "Prima - dice al settimanale Usa - il presidente del Consiglio
italiano cambiava ogni dieci-undici mesi, e non c'erano possibilità di costruire una relazione personale con altri presidenti e primi ministri". Ora, segnala il premier, le cose sono molto diverse, e anche tra i suoi alleati della Casa delle libertà dice che tutto va benissimo: "Tra loro esiste grande amicizia".

pubblicazione: 04/11/2003

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