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Berlusconi Demonio fa piangere, Scalfari e Occhetto Gesucristi invece fanno ridere

Massimo Fini da L'Indipendente del: 24/03/1994
Berlusconi, come politico, lo hanno creato i suoi avversari. Ha detto giustamente Vittorio Cecchi Gori, candidato per i Popolari, che se, all’annunzio dell’ingresso in politica del Cavaliere, i suoi avversari lo avessero seppellito sotto una risata omerica, senza poi pensarci più, Berlusconi sarebbe finito, nonostante tutte le sue Tv, nel dimenticatoio.

E invece l’uomo di Arcore ha ricevuto un trattamento demonizzante quale, prima di lui, almeno nella storia recente d ‘Italia, era stato riservato solo, pur se senza successo, ad Umberto Bossi (e anche questo avrebbe dovuto far riflettere le sinistre). In un crescendo parossistico e grottesco Berlusconi è stato definito di volta in volta: Cavaliere Nero, aspirante Duce, Duce, nuovo Peron, neofascista, fascista, massone, piduista, indebitato cronico, figliolo di Craxi (e questa, in verità, è la più dura da digerire) e, per finire, gli è stato anche attaccato al petto l’infamante cartiglio di mafioso, o quantomeno di amico di mafiosi, per avere avuto, per qualche tempo, uno stalliere siciliano.

Ci sono giornali, come la Repubblica e L’Espresso, che sono stati colti da una vera sindrome antiberlusconiana (malattia assai grave anche perché contagiosa e irreversibile) Sono mesi che le prime dieci pagine del quotidiano di Scalfari sono dedicate alle nefandezze, vere o piuttosto presunte, del Cavaliere. E L’Espresso ha fatto almeno quindici copertine su Sua Emittenza il cui univoco senso può essere ben riassunto dalla penultima, doppia, che grida a caratteri cubitali le “Dieci buone ragioni per NON votare Berlusconi”.

Dieci registi della “nouvelle vague”, tutti di sinistra, hanno fatto un filmino in cui mostrano il Cavaliere dedito ad ogni depravazione, compresa la pedofilia parte in cui, francamente, si fa una certa fatica a riconoscerlo apparendo Berlusconi, con quella sua aria plastificata, l’uomo più asessuato d‘ Italia. Perfino Umberto Eco, il raffinato e rarefatto firmatario della Bustina di Minerva su L ‘Espresso (dalla cui penna, sia detto per inciso, non è mai uscita, negli anni scorsi, una sola parola contro la partitocrazia) si è messo a gridare nell’ Aula Magna del Dams di Bologna che se vince Berlusconi «vedremo i cosacchi abbeverare le telecamere in piazza San Pietro».

Credo che Silvio Berlusconi, quando è solo nella sua villa massmediatica di Arcore, se la rida sotto i baffi. Si può infatti accusare Berlusconi di tutto tranne di non essere un buon conoscitore degli strumenti di comunicazione di massa. E il Cavaliere sa benissimo che nel “villaggio tecnotronico”, per dirla con Mac Luhan, il modo migliore per sconfiggere l’avversarlo (qualsiasi avversario, non solo quello politico) è seppellirlo sotto una coltre di silenzio. E invece i suoi nemici di sinistra (e, per la verità, anche di destra, si pensi alle ultime uscite di Bossi) lo hanno avvolto in un costante rombo di tuono proiettando un signore che si presentava per la prima volta alle elezioni nel cielo delle stelle della politica tanto che il suo scontro televisivo con quell’altro genio che risponde al nome di Occhetto è diventato l’ evento della campagna elettorale.

Han fatto più per Berlusconi i suoi avversari che tutti i puerili spot di Forza Italia. È curioso che in questo grossolano errore siano caduti anche raffinati studiosi di semiologia e mass media come, appunto, Umberto Eco il quale, anni fa, teorizzava, con cinica coerenza, che agli avversari non si risponde mai: per non far loro un favore. Ma ormai la frittata è fatta.
Grazie ai furiosi attacchi contro di lui, Berlusconi, dopo essere stato un superman dell’edilizia, un superman della Tv, un superman del calcio, è diventato anche un superman della politica. Certo egli è presentato come un Demonio. Ma, diciamo la verità, chi di noi non coltiva in segreto, nel fondo della sua animuccia, una certa simpatia per il Demonio soprattutto se i Gesù Cristi hanno le fattezze di Eugenio Scalfari, di Occhetto o di quell’incrocio fra un topo di sacrestia e uno sbirro che è D’ Alema? Così anch’io, in tanto furore antiberlusconiano, vengo preso, talvolta, da simpatia per il Cavaliere di Arcore soprattutto se lo rivedo, con gli occhi di una lontana intervista, in quella sua villa settecentesca, spropositata, insieme alle sue figliolette bardate e infiocchettate come egli, Der Parvenue, (così lo hanno definito i tedeschi) crede che vadano bardati ed infiocchettati i poveri figli dei ricchi.

Ma per fortuna la faziosità antiberlusconiana trova un suo certo qual antidoto nella faziosità pro-Berlusconi. Così mi basta accendere la Tv e vedere il tonitruante coro dei cantori del berlusconismo per recuperare il mio equilibrio e per dirmi che, nonostante tutto, non voterò Silvio Berlusconi. Anche perché se Scalfari, Occhetto e D’ Alema come Gesù Cristi fanno ridere, Berlusconi come Demonio fa piangere. Non è all‘ altezza della parte.

pubblicazione: 24/10/2003

Categoria:
Politica » Cultura

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