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Francesco sarà anche più giovane e bello di Silvio. Ma quest’ultimo ha dalla sua parte gli italiani. Cui ha inculcato per vent’anni il suo mito attraverso la tivù
Massimo Fini da Il Borghese del: 31/10/2000 Le baruffe e le facce feroci che i due cosiddetti Poli si fanno in questa lunghissima campagna elettorale sono comiche. Perché in realtà i due Poli hanno, nella sostanza, le stesse vedute su tutto: sono entrambi liberisti, europeisti, atlantisti, hanno lo stesso concetto della politica estera, intesa come genuflessione agli americani, entrambi hanno l’obiettivo di mettere definitivamente la mordacchia alla magistratura, perché nessun Pubblico ministero osi mai più chiamare anche cittadini eccellenti, riveritissimi e ossequiatissimi al rispetto della legge (se con Di Pietro è potuto nascere un terzo polo che ha come motivo fondante il recupero della legalità è proprio perché gli altri due hanno intenzione di continuare a violarla).
Se quindi in questa campagna si sentirà parlare pochissimo di programmi, se non genericissimi, non è solo per l’atavico ideologismo italiano, vizio che deriva dalla nostra cultura idealista e non programmista come quella degli anglosassoni, ma anche perché risulterebbero identici creando imbarazzi alle due parti e svelando che la materia per cui si contende è solo il potere e il sottopotere a usi, ovviamente, personali, familiari, clanistici e di partito. La campagna si giocherà quindi sostanzialmente (e a ciò aiuta anche quel sistema idiota che è il maggioritario) sulla personalità dei due candidati premier. E qui Berlusconi aggiunge un ulteriore vantaggio a quelli enormi che già ha. La sinistra infatti ha commesso l’ errore di voler contrapporre al «piacione» Berlusconi il «piacione» Rutelli (che i due siano considerati tali dice a quali livelli sia sceso non dico il senso estetico ma il buon gusto degli italiani, però così è). Il Cavaliere, che non è stupido, ha subito riconosciuto che il rivale è più bello e più giovane. Ma poi? Poi «piacione» per «piacione», non c’ è chi non veda che Rutelli è uno che non ha mai fatto un giorno di lavoro in vita sua, non ha mai «alzato paia», mentre di Berlusconi si possono dire le peggio cose, ma nessuno, nemmeno il più prevenuto può negare che abbia una grandissima capacità di lavoro e che nella sua vita qualcosa abbia combinato. Berlusconi interpreta il mito «dall’ago al milione», Rutelli quello del fannullone paraculo arrivato al successo. Non son la stessa cosa. Molti miei amici diessini si rifiutano di votare Rutelli, con annesso Barbara Palombelli (una coppia così spudoratamente radical chic da urtare i sentimenti di qualsiasi ex comunista). Molti diessini non arriveranno a votare Berlusconi in odio a Rutelli, ma si asterranno oppure appoggeranno Di Pietro.
Insomma da questo scontro fra «fighetta», Berlusconi non ha nulla da temere, sia perché è l’imbattibile numero uno della categoria, sia perché la gente di sinistra, quella che dovrebbe votare Rutelli, questo tipo d’uomo ripugna, preferendogli individui che abbiano qualche residuo di ruvidezza proletaria, come Bassolino, o almeno i segni di una buona scuola di partito. Poi naturalmente ci sono i vantaggi sostanziali del Cavaliere. Uno è d’accordo con la Lega che dà al Polo praticamente tutti i seggi disponibili al Nord dove il centrosinistra potrà raccogliere solo le proprie lacrime, l’ altro è il controllo della metà del sistema televisivo. L’ enorme vantaggio non gli deriva tanto dall’aver a disposizione questi mezzi al momento delle elezioni (in fede nel ‘94 anche quello scimunito di Occhetto controllava in quel momento, attraverso le tivù pubbliche, l’altra metà del sistema), ma dal fatto di aver potuto educare, per vent’ anni, gli italiani alla propria cultura, o piuttosto subcultura, ai propri valori o piuttosto non valori, alla sua mentalità e alla sua persona. Oramai, oggi, l’italiano è berlusconiano senza saperlo e, forse senza nemmeno vederlo. Nasce «berlusconizzato», perfettamente omologo alla mentalità del Cavaliere, al suo stile, alla sua volgarità, al suo mito del vincente, all’ americanizzazione.
A meno di imprevedibili catastrofi avremo quindi il «Berlusconi triumphans» che occuperà l’intero campo di gioco: Presidente del Consiglio, padrone dell’intero sistema televisivo, proprietario della più grande casa editrice italiana, del più diffuso settimanale nazionale e del quinto quotidiano nazionale, in posizione dominante nel settore pubblicitario, costruttore di successo, finanziere, assicuratore, l’uomo più ricco del Paese, presidente del Milan. L’unica consolazione è che non potrà più dire, -almeno si spera, la spudoratezza dell’uomo non conosce limiti nè teme il ridicolo- che questo è un «regime».
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